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postato da MoffaLuigi
sabato, 05 aprile 2008

   Store Fornarina - London  

Il design del nuovo store di Fornarina, in Carnaby Street a Londra, è l'ennesimo frutto del binomio, ormai consolidatosi già da tempo, Fornari-Borusso. Il primo è una nota firma nel mondo della moda, con punti vendita aperti in tutto il mondo, che da tempo ha avviato un restayling nell'immagine dei propri negozi affidandosi alla fruttuosa collaborazione con un giovane designer italiano, Giorgio Borusso. Nato nel 1968, a 40 anni ha già ricevuto importanti riconoscimenti internazionali, catturando l'attenzione degli addetti ai lavori nel 2001 con l'allestimento del negozio per la Miss Sixty nel South Coast Plaza, Costa Mesa, in California, che gli portò numerosi premi tra cui l'importante VM+SD International Store Design Awards nel 2002. Nel 2004 vince lo stesso premio con lo 'Store of the Year'. In questi anni, ai premi e riconoscimenti che si moltiplicano, si affiancano i negozi progettati e realizzati da Borusso, il quale si specializza nel tema, che richiede una conoscenza approfondita dei materiali più innovativi man mano messi a disposizione dalla tecnologia corrente, ed impiegati assecondando una creatvità a tratti esaltante, capace di soddisfare le esigenze che stanno alla base delle operazioni di restayling del quale l'architetto italiano si fa interprete.
Spesso immersi all'interno di sterminati centri commerciali, altre volte in posizioni privilegiate di strade importanti di città capitali, questi negozi devono in ogni caso attrarre l'attenzione del potenziale cliente. Lo spazio a disposizione del fronte per esporre ed attrarre tale attenzione sovente è limitato e confuso nella moltitudine dei prodotti venduti. Per tale motivo l'interesse va stimolato, e il design accattivante, minutamente curato fin nei dettagli, con giochi di luci e di forme fino al limite della sommaria stravaganza, affascinano il cliente che spinto dalla curiosità e dall'inconsueto, cedono facilmente al raptus irrefrenabile dell'acquisto. Il circolo moda-architettura-glamour si chiude.

La luminosità diffusa dello Store a Londra abbaglia le fantasie più remote dei passanti. Il moto ondoso di soffitti e pareti cala l'ambiente in in flusso controllato e disciplinato all'interno del quale i prodotti vengono valorizzati dall'organicità della composizione. La membrana luminosa è composta da più di mille elementi retro illuminati da LED RGB, che oltre a rivestire le pareti, diventano all'occorrenza basamento per l'esposizione dei prodotti, sgabelli e piedistalli. Il sistema di illuminazione Dali Easy di Osram consente di variare sia l'intensità che il colore dell'illuminazione, dotando ambiebte interno di un notevole grado di dinamismo, fino alla possibilità di poter riprodurre le variazioni naturali della luce diurna. 

 

Punto focale e centro della composizione è la scala che connette i due livelli, dall'andamento curvilineo. Lungo il suo percorso ascensionale, si accentua la sensazione di avvolgimento all'interno del vibrante fluire delle pareti, eccitando gli animi immersi nella liquida spazialità dello store. Qui la standardizzazione degli elementi che rivestono le pareti e il soffitto lasciano il posto al disegno di pezzi su misura in metacrilato, montati su una costola d'acciaio che sorregge il tutto e che si avvolge a spirale su se stessa.

 

 

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categoria : information tecnology

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sabato, 29 marzo 2008

   Parola di ... 

Charles Batteux
Ci lamentiamo sempre della moltitudine delle regole: esse ostacolano nello stesso modo sia l'autore che vuol comporre, sia l'amatore che vuol giudicare.
Le regole si sono moltiplicate mediante le osservazioni fatte sulle opere; esse devono semplificarsi riconducendo queste stesse osservazioni a dei prìncipi comuni. Imitiamo i veri fisici che accumulano esperienze e poi fondano su queste un sistema che le riconduce ad un principio.
Siamo molto ricchi di osservazioni: è un patrimonio che si è ingrandito di giorno in giorno, dalla nascita delle arti fino a noi. Ma questo patrimonio cosi ricco ci ostacola più che servirci. Si legge, si studia, si vuol sapere: tutto sfugge, perchè ci troviamo dinanzi a un numero infinito di parti che, non essendo in alcun modo legate tra loro, costituiscono una massa informe, piuttosto che un corpo regolare.
Tutte le regole sono rami che provengono da uno stesso tronco. Se risalissimo alla loro origine, scopriremmo un principio abbastanza semplice per essere colto con immediatezza, e abbastanza ampio per assorbire tutte le piccole regole particolari, che è sufficiente conoscere mediante il sentimento e la cui teoria non fa altro che turbare lo spirito, senza illuminarlo. Questo principio fisserebbe immediatamente i veri geni e li libererebbe da mille inutili scrupoli per sottometterli a una sola legge sovrana che, una volta ben compresa, sarebbe il fondamento, il compendio e la spiegazione di tutte le altre.

[Da: Le Belle Arti ricondotte ad un unico principio, di Charles Batteux, Parigi 1746]

 

Ugo Foscolo

Questa università (come saranno, pur troppo, tutte le università della terra!) è per lo più composta di professori orgogliosi e nemici fra loro, e di scolari dissipatissimi. Sai tu perchè fra la turba de' dotti gli uomini sommi son cosi rari? Quello istinto ispirato dall'alto che costituisce il Genio non vive se non se nella indipendenza e nella solitudine, quando i tempi vietandogli d'operare, non gli lasciano che lo scrivere. Nella società si legge molto, non si medita, e si copia; parlando sempre, si svapora quella bile generosa che fa sentire, pensare, e scrivere fortemente: per balbettar molte lingue, si balbetta anche la propria, ridicoli a un tempo agli stranieri e a noi stessi.

[Da: Ultime lettere di Jacopo Ortis, edizione definitiva 1817]

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categoria : parola di

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sabato, 08 marzo 2008

   Travelling Exhibition Pavilion for Chanel  

Quando l’architettura incontra il mondo della moda. Negli ultimi anni si è intensificato il rapporto che lega i due mondi cosi apparentemente distanti, nella definizione di una tipologia in continuo mutamento e dai caratteri mai definiti, ne definibili, programmaticamente. I ricchi atelier mondani commissionano edifici di rappresentanza alle archistar più in voga, allo scopo di massimizzare l’attenzione delle masse, istituzionalizzando la firma in un edificio che evochi contemporaneità. E’ un felice connubio laddove da un lato, le multinazionali della moda, investono copiosi capitali per un ritorno di immagine che alimenta il fascino della firma incentivando il conformismo abbietto e la sua globalizzazione, e dall’altro la possibilità di grandi mezzi economici per produrre quell’inebriante quanto accattivante sensazione di contemporaneità, depurata da qualsiasi vincolo inerente funzioni, soluzioni climaticamente ecocompatibili, e limiti economici.Sono questi i templi della moda, ambienti in cui il fashion, fino al limite del feticcio, intrappola il gusto personale entro canoni comunemente accettati, e pagati a caro prezzo, valutati in base al prestigio della firma.

Il progetto di Zaha Hadid commissionato da Chanel sfugge alla logica imperialistica del capitalismo contemporaneo. Il Travelling Exhibition Pavilion for Chanel è essenzialmente un padiglione temporaneo, che dopo essere stato ospitato dalle maggiori metropoli del mondo – Hong Kong, Tokyo, New York, Londra, Mosca e Parigi – sarà demolito nel 2010, quando 18 artisti internazionali avranno esposto le proprie installazioni. Il connubio si moltiplica e si complica nella fitta trama delle relazioni che all’interno di uno spazio fluido per il pubblico, per la città ed all’interno della città, mescola design, arte, architettura e moda, allineando Chanel con l’arte contemporanea e il design. Il messaggio pubblicitario, quindi, passa attraverso l’incentivazione dell’arte contemporanea resa facilmente accessibile ad un pubblico eterogeneo incuriosito dal padiglione che tenta di reinventare la nozione di galleria espositiva. Il padiglione è stato realizzato in fibra di vetro bianco lucente, con gli elementi strutturali – di volta in volta montati e successivamente rimossi – che non superano la larghezza di 2,25 metri, alla luce delle esigenze del trasporto marittimo. E questa peculiarità del padiglione di essere oltre che demolito fra qualche anno, anche smontabile e rimontabile, ne spiega la struttura architettonica costituita da una serie di elementi a forma di arco. Il padiglione occupa una superficie di 29m x 45m per un totale di 700 mq. L’altezza è di 6m, con il pavimento sollevato di un metro rispetto al livello del pavimento della piazza che lo ospita.

 
 

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categoria : architetti contemporanei

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lunedì, 08 ottobre 2007

   A proposito dei 'Test d'ammissione'  

La notizia della falsificazione delle prove di ammissione alle facoltà di Medicina e Odontoiatria delle Univeristà di Bari, Chieti, Ancona e Catanzaro, ha riempito le pagine dei quotidiani e, per il tempo di sopravvivenza commisurato alla presa sul pubblico della notizia, bombardato i tg italiani. Scossa la coscienza dell'Italia perbenista con amare conclusioni si è potuto constatare, qualora c'è ne fosse stato bisogno, in quali meandri la cupidigia umana, italiana nella fattispecie, si può inoltrare.
Di per se l'organizzazione sgominata dalla Guardia di finanza rientra in quell'ambito della degenerazione umana cui poco importa dell'istituzione per la quale lavorano, e che senza tanti moralismi rinuncia al sacrificio dell'insegnamento professionale in nome di un guadagno aggiuntivo che tutto ripaga. Forse hanno davvero ragione i politici quando giustificano i propri guadagni e privilegi per non cedere alla trappola della corruzione! Ma in Italia vige il sacrosanto diritto della presunta innocenza fino al termine del processo. Tale processo è in corso, e non è questo il luogo e il tempo per sentenziare colpevolezze.

Nonostante ciò qualche considerazione si può fare nello specifico dei test di ammissione che, smaltita l'ondata di indignazione nei confronti dei furbetti che hanno contraffatto le prove, sono tornati al centro dell'attenzione del dibattito interno al mondo universitario. La questione è essenzialmente ridotta all'interrogativo se sia giusto o meno sbarrare il libero ingresso nelle facoltà a masse di studenti neo-diplomati. Gli Studenti di Sinistra tempestivamente non si sono lasciati sfuggire l'occasione, ed in nome di un liberalismo obsoleto che ha mortificato la meritocrazia, contestano il numero chiuso rivendicando la libertà di scelta quale principio imprescindibile di una sana democrazia. Di per se la rivendicazione è onesta e nell'interesse del singolo. Ma personalmente non credo che il numero chiuso cospiri contro la libertà dell'uomo. I comportamenti della massa vanno disciplinati all'interno di un disegno globale che assicuri un'equa ripartizione delle risorse migliori e valutato da questa prospettiva ha le sue ragioni, ha una sua logica, che non si può ridurre alla sola mancata libertà di scelta di studenti diciottenni di cui una buona percentuale cerca un comodo parcheggio ove continuare gli agi di una vita senza impegni e grosse mete, vivacchiando all'ombra di sacrifici di famiglie sempre più precarie. La limitazione di libertà è pura demagogia. Perchè questi tenaci oppositori non spiegano ai genitori e alle aspiranti matricole le percentuali di disoccupazione allarmanti che ci sono in svariate discipline dopo la laurea. Psicologia è una facoltà a libero accesso. E le iscrizioni sono cresciute esponenzialmente negli ultimi anni. Ma cosa se ne fa un paese come l'Italia, dove la figura dello psicologo non è stata mai positivamente accettata, di migliaia e migliaia di psicologi laureati ogni anno? Ed infatti le percentuali di occupazione in materia sono irrisorie. Architettura è una facoltà a numero chiuso. Vive di un paradosso tipicamente italiano: Il numero chiuso è restato fisso negli anni mentre sono aumentate le facoltà di architettura sul territorio nazionale. Perchè nessuno spiega alle famiglie che sostenengono sacrifici economici di ogni sorta per far studiare architettura ai propri figli che questi fino a quaranta anni non metteranno su un mattone? Cosa se ne fa l'Italia di un centinaio di migliaia di architetti per sessanta milioni di abitanti?

Le risorse economiche e culturali universitarie sono limitate. Bisogna valorizzarne le potenzialità mirando a dirottare gli sforzi su individualità capaci, dotate. Questo è il punto. L'Università è un fenomeno di massa già da diversi decenni. Attualmente però si è superato ogni limite. Scegliere oggi architettura a 18/19 anni credo sia più frutto del fascino per una professione di cui tra l'altro i non addetti ai lavori mancano totalmente di una cultura di base - utile quantomeno a scegliersi l'arredamento della propria abitazione - che una una scelta ponderata sulle effettive capacità del singolo.
Ed allora, se il numero chiuso è questione tanto odiosa e ripugnante da un punto di vista liberal-democratico, si può ricorrere ad un'arma efficace solitamente non utilizzata in Italia: la meritocrazia. Libero accesso a tutte le facoltà, e feroce sbarramento al primo anno per le lauree triennali e al secondo anno per le lauree quinquennali. Alle matricole verranno impartite le nozioni di base dell'architettura in questi intervalli di tempo quali tecnologia e statica, storia, geometria e urbanistica. Al termine di tale periodo una valutazione globale dei singoli e la possibilità di proseguire gli studi ad un numero ristretto ed efficace di chi lo merita, di chi possiede e dimostra le capacità in materia. A chi non è ammesso proseguire negli studi, la magra consolazione di aver sprecato uno o due anni della propria vita e non un decennio.

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martedì, 02 ottobre 2007

   MAD Office - Denmark Pavilion   

 

Oltre all'effetto dinamico, la superficie curva riveste una qualche importanza per l'architettura e la città?
L'architettura non è sculutura. Mi occupo più dello spazio fluente generato dalla superficie curva, che si intesse con le questioni sociali e culturali contemporanee, tecnologia digitale, l'essere umano ed altre questioni architettoniche in senso lato. Desidero rispondere alle problematiche sociali offrendo i nostri suggerimenti attraverso le nostre architetture. La direzione per provare a realizzare questo sta nel creare una sorta di complicata ed astratta logica spaziale invece di rimanere sulla superficie. A noi non interessa a che cosa somigli. La superficie curva non da sapore alle scatole cubiche. Invece, dà a quelli che vivono nelle scatole cubiche una speranza di libertà. Non ci sarà un futuro senza spazio curvo.
MAD Office.
[Versione originale in inglese dell'intervista]



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venerdì, 06 luglio 2007

Nel dubbio tra passare tempo prezioso in affannate ricerche di materiale da pubblicare su CaffèArchitettura per tenerlo aggiornato, e il fascino mai domo di una buona lettura, ho optato per la seconda scelta. Tenere aggiornato un blog è un impegno di tempo, risorse ed energie, che per i prossimi due mesi preferisco spendere altrove. E trascurarlo per un determinato lasso di tempo non credo influisca sulla sua qualità o buona riuscita. Al contrario, un periodo di riflessione sul lavoro svolto fin'ora è necessario per deciderne eventuali sviluppi. Torneremo a settembre, freschi e rinvigoriti dall'estate.

Buone vacanze a tutti!

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sabato, 16 giugno 2007

   Svecchiare le Università italiane - Senatori della cultura  

Svecchiare le università italiane? A quanto pare nulla di più arduo si può chiedere in Italia. L’età media dei professori ordinari è di 58,7 anni, stabile rispetto a otto anni fa; quella degli associati è di 52 anni, stabile anch’essa; l’età media dei ricercatori è di 45 anni, in aumento di circa un anno rispetto al 1998.

Anzitutto bisogna stabilire se, quando e quanto la demografia del personale docente può influire sulla qualità formativa degli studenti della nuova generazione. L’equazione non è totalmente generalizzabile in quanto a seconda del contesto culturale in cui si opera, dell’attività del docente fuori dall’ambiente universitario, della personale propensione al sistematico aggiornamento, si determina una scala di valori di cui in certa misura bisogna pur tener conto. Nonostante ciò è innegabile che la velocità del continuo mutare della società contemporanea, veicolata dall’esponenziale sviluppo di tecnologia a tutti i livelli, edifica un ambiente all’interno del quale le nuove generazioni - che vivono tali mutamenti sulla base dell’esperienza quotidiana personale – risultano indubbiamente le più propense a ricevere i nuovi stimoli ed a traslarli in validi campi di ricerca.
Proiettando simili osservazioni sul campo più ristretto dell’architettura, ci chiediamo come possono professori di veneranda età e, nel migliore dei casi, di stimatissima cultura, insegnare una disciplina progettuale che attualmente si basa su fenomeni, tecniche, e cultura, totalmente rivoluzionati rispetto a soli venti anni fa. In particolare l’uso delle tecnologie informatiche, che i nostri cari professori non posseggono neanche in minima misura. Ridicoli fino al punto di mostrare vivo entusiasmo verso le potenzialità di presentazione di power point, ignorando qualsiasi nozione di modellazione tridimensionale, che sempre più prepotentemente gestisce ed indirizza la progettazione. Lontani dalle contemporanee logiche di mercato che influiscono più di ogni altro fattore sul prodotto finale. Lontani anche dall’esperienza di cantiere che sovente caratterizza la stragrande maggioranza dei professori di progettazione che da decenni non mettono su un mattone. Per non parlare poi della comune repulsione nei confronti delle ricerche contemporanee, cosi lontane dai loro presupposti formativi, obsoleti ed inadeguati alla ricerca attuale. Bisogna ritenersi fortunati se i riferimenti giungono fino a Mies e Le Corbusier, in ogni caso sempre non oltre la seconda guerra mondiale.

Interessi corporativi, sistemi di reclutamento e pressoché nulla competizione, impediscono a tutti i livelli il ricambio generazionale, l’agognato passaggio del testimone, lasciando le nostre facoltà - quelle per cui noi paghiamo salatissime tasse in cerca di un adeguata preparazione – nelle mani di mestieranti parolieri che tengono alla poltrona più di una dignitosa pensione.

Il fenomeno è sotto gli occhi di tutti, ma il potere è difficile da affrontare a viso aperto. Detiene le chiavi del palazzo, prepotentemente armato contro eventuali attacchi esterni. Nell’Olimpo della cultura architettonica italiana non sono ammesse intrusioni sgradite che minerebbero la compattezza interna. Nel limbo si agitano malumori e velati dissensi, incapaci di organizzarsi in caparbia resistenza. E fino a quando l’1% dei docenti universitari ha meno di trent’anni, e il 16,5% ne ha meno di quaranta, la repressione accademica può legittimamente affidarsi alla maggioranza in forza.
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Fonte dei dati: Cnvsu
Indagine del Il Sole-24 Ore, 28 aprile 2007



Pubblicato su AiP - Architettura in Progress di Marco Calvani

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categoria : dibattito

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lunedì, 11 giugno 2007

002 Laboratorio Italia - Nuovo Complesso Universitario Roma Tre

Raffinato ed elegante, il Nuovo Complesso Universitario Roma Tre progettato dallo studio SPSK+ si inserisce nel saturo tessuto urbano romano, qualificando un area che, degradata dalla presenza di un edificio scolastico dismesso e fatiscente, riconquista la potenziale vocazione di perno, di cerniera del lotto, fondendo il carattere essenzialmente didattico e introspettivo proprio della tipologia scolastica con l'aggiunta di spazi e servizi pubblici messi a disposizione della cittadinanza.
Motivi di ordine economico - 1350 euro/mq il costo proposto a base d'asta - hanno veicolato l'intero iter progettuale determinando tanto le soluzioni morfo-tipologiche quanto l'immagine dell'edificio. Nel rigoroso rispetto delle esigenze funzionali del programma, il complesso è scandito dalla tripartizione degli edifici che lo compongono, organicamente collegati tra di loro, ognuno dei quali si configura in maniera autonoma sia volumentricamente che funzionalmente:
- l'attività didattica si svolge all'interno del blocco delle aule e della biblioteca, fulcro del progetto, edificio planimetricamente preponderante;
- l'attività di ricerca è concentrata in un edificio a stecca, che occupa la parte terminale del lotto e che contiene le aule-laboratorio e gli studi;
- mentre un terzo volume dalla pianta irregolare, posizionato in punta alla lunga stecca ad arginare e ricompattare la violenta spinta che questa promana e culminante nella plastica scala esterna, simbolo urbano dominante, ospita i servizi generali, la caffetteria e lo spazio espositivo, all'interno dei quali si svolge la delicata interazione tra residenti e studenti della Facoltà di Economia.




Se l'edificio destinato agli spazi della ricerca si confronta direttamente con il contesto residenziale circostante, assumendo carattere di autonoma definizione spaziale in un vivace e dialettico confronto con l'ambiente urbano in cui si inserisce, la limitata altezza del nucleo centrale destinato alla didattica correva il rischio di essere letteralmente schiacciato dallo skyline del quartiere. Nasce quindi la necessità di caratterizzarne morfologicamente la copertura optando per una superficie curva che solidamente infissa sul suolo nella parte tergale, avvolge docilmente l'intero volume sino a librarsi nell'agile aggetto del prospetto anteriore che chiude su se stesso l'edificio. L'impatto percettivo prevalentemente dall'alto che si ha della copertura da parte dei residenti dell'area giustifica e avvalora una scelta compositiva forte, determinante l'immagine dell'edificio, e che sancisce quel felice connubio che lega nel progetto scelte squisitamente estetico-architettoniche (seppur geometricamente non del tutto originale, vedi il confronto con la copertura dei Nuovi uffici di TiFS Ingegneria progettati dallo Studio Architetto Mar) con le esigenze di alta rappresentatività dell'intervento, sempre nell'ottica di una buona e funzionale architettura a basso costo.

  
 Studio SPSK+                                                 Studio Architetto Mar
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categoria : laboratorio italia

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sabato, 09 giugno 2007

 

   Richard Serra al MoMA  
   SCULPTURE: FORTY YEARS  

Dal 3 giugno al 10 settembre sono in mostra presso il MoMA sculture di Richard Serra. Dai primi esperimenti risalenti alla metà degli anni '60, fino ai vortici ellissoidali del primo decennio del 2000, Richard Serra indaga potenzialità spaziali lavorando sulla psicologia umana della percezione dello spazio, attraverso una lunga ricerca di ben quarant'anni.
Sul sito del
MoMA sono visibili immagini e video dell'installazione, e un'intervista all'autore.
Vedi le immagini...

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categoria : mostre ed eventi

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giovedì, 07 giugno 2007

   Zaha Hadid - Works on paper  

Pierres Vives, Montepellier, France, 2002-ongoing, Card relief in plexi box, 60,5 x 120,5 x 25 cm

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