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01 - Il particolare in architettura
Se indiscutibile è l'importanza assunta dal particolare in architettura, molteplici sono gli approcci che portano al suo studio e realizzazione. La definizione del particolare può intervenire in qualsiasi momento della fase progettuale, di concezione dell'opera. In teoria il particolare definisce la qualità di un opera. Esso diviene segno distintivo di un progettista, definendone volta per volta sensibilità, raffinatezza e competenza costruttiva. Nella realtà il particolare presuppone un'approfondita conoscenza delle tecnologie costruttive, comportamento meccanico-estetico dei materiali, costringendo a lavorare in scale di rappresentazione spesso piu affini ad un designer che ad un architetto. Per questo la sua complessità affascina ed allo stesso tempo definisce in certa misura la qualità d'insieme dell'opera.
Questa rubrica si avvale delle definizioni di consumati progettisti - principale fonte sarà inizialmente un numero della rivista tedesca Detail che nel 2000 in occasione del suo quarantesimo anniversario dedicò un numero al tema - e di esempi di volta in volta tratti da opere realizzate.
Lintero e le sue parti
La cura del particolare architettonico è sempre stato per me paragonabile alla cura dell'intero e delle sue parti. L'"intero", la composizione globale del progetto, si basa su un principio architettonico esteso. Le singole "parti" risultano dalla realizzazione e determinano l'opera concreta. Questa reazione può anche essere intesa come rapporto di tensione fra astratto e concreto. A partire dai dati di fatto, ad es. l'orientamento e la forma dell'edificio fino alla relazione tra "parti" come la copertura o i muri, esiste su differenti livelli una continua relazione fra l'interno e le sue parti. Sono convinto che il vero input per fare architettura è il desiderio di realizzare l'idea primaria. nella Ville Savoye di Le Courbusier, simbolo dell'architettura residenziale del XX secolo, la relazione fra l'intero e le parti è ovunque visibile. Al primo sguardo sembra il manifesto della filosofia lecorbuseriana, benchè ci siano chiare deviazioni del pensiero razionale, come nel caso della distribuzione apparentemente casuale dei pilastri portanti. In effetti Le Courbusier usa intenzionalmente i pilastri in una certa posizione per ricavare una zona d'ingresso, oppure per mettere in rilievo il suo contenuto simbolico come uno degli elementi che creano la sensazione di "spazio". Le Courbusier non scende a compromessi, ma lavora ad un problema fino all'ultimo dettaglio. La sua architettura rimane sorprendentemente ambigua se si considera la sua filosofia, ma è proprio per questo i suoi edifici continuano a richiamare visitatori. Se si ritorna più volte a considerare l'intero e le sue parti, ogni singolo punto può essere risolto. La reazione fra l'intero e le parti raggiunge il massimo grado e l'architettura assume immagine e forma. Le decisioni e le soluzioni trovate sono per ogni luogo e per ogni situazione differenti e ciò conferisce sia all'architettura sia al particolare una propria individualità. Noi architetti cerchiamo di progettare per ogni funzione l'architettura più adatta; e come uomini che creano architettura è solo questo il nostro compito.
Tadao Ando, Detail n.8 anno 2000
La necessità di una filosofia
Il testo di Mies Van Der Rohe di seguito riportato è estratto dall'intervista che Mies concesse nel 1964 a Peter Carter e pubblicata sulla rivista "20th Century". Riproposto nell'editoriale di Casabella n.741 febbraio 2006, si riallaccia coerentemente alle critiche rivolte all'ambiente universitario italiano, in particolare per ciò che concerne la formazione degli studenti, troppo spesso affidata a obsoleti accademici che non hanno costruito gran che durante la loro attività professionale. Casabella da qualche mese a questa parte, con i sintomatici e puntuali editoriali di Francesco Dal Co, si è fatta portavoce del grave stato di crisi che trafigge trasversalmente l'apparato accademico nel suo insieme fino a toccare da vicino gli studenti sempre più addomesticati ed imbevuti di teorie e dottrinarismi vecchi, nella migliore delle ipotesi, di quasi un secolo.
Peter Carter: In che modo secondo lei l'istruzione nel campo dell'architettura può soddisfare le esigenze specifiche della nostra epoca?
Mies Van Der Rohe: La funzione dell'istruzione è di condurre dall'opinione infondata al giudizio veramente responsabile. Quando sono arrivato a Chicago nel 1938 per dirigere la School of Architecture dell'Illinois Institute of Tecnology, ho scoperto che tutte le scuole di architettura degli Stati Uniti seguivano la tradizione Beaux Arts, cosa che trovavo assolutamente ridicola - per lo meno se l'obbiettivo è l'istruzione - perchè in quella tradizione tutto è casuale. Nelle scuole Beaux Arts gli studenti del primo anno già progettavano e io non credo che questo sia opportuno, perchè uno studente deve prima di tutto apprendere delle conoscenze fondamentali, qualcosa su cui basarsi. Ma questa non è certo un'idea nuova. Nel Medioevo il maestro costruttore iniziava come apprendista e nel momento in cui diventava maestro conosceva praticamente tutto dell'edilizia. Ogni studente può diventare un buon disegnatore, se si impegna, e molti possono imparare a diventare buoni costruttori. Ma solo uno - ogni anno o due - possiede la disciplina e l'esperienza necessarie per utilizzare la propria fantasia.
Credo che un corso di studi in architettura rappresenti uno strumento di apprendimento e formazione; non è un fine in sé ma dipende da ed è al servizio di una filosofia. La mancanza di una filosofia non è una virtù, anche se alcune persone pensano il contrario. Non avere una filosofia è una debolezza. Un corso di studi privo di una filosofia non è ne vasto ne ricco, non è neppure neutrale, ma soltanto vago. Un edificio è il prodotto di un fare e non un concetto, pertanto il fare, il modo ed il metodo del fare, dovrebbe essere considerato ciò che è essenziale nell'istruzione in materia di architettura. Il corso di studi dovrebbe avere due obbiettivi: laformazione che fornisce allo studente le basi per svolgere il proprio lavoro e l'istruzione generale, che lo porta a comprendere la scienza, la tecnologia e le altre forze importanti della nostra epoca.
L'architettura nelle sue forme più semplici si occupa, soprattutto, di ciò che è utile. Ma spazia da ciò che è quasi unicamente pratico a forme elevate che colgono l'essenza dell'arte pura. Questo intreccio dovrebbe tradursi in un programma didattico tale da mettere lo studente in grado di capire chiaramente, a passo a passo, ciò che è possibile fare costruendo, ciò che è poi necessario perchè l'opera sia utilizzabile e ciò che ha valore di arte. Come lei sa, io sono convinto che tutto debba essere guidato dalla ragione, che consente di rimanere sempre sulla strada giusta. Alcune persone non pensano la ragione in connessione con l'architettura. Dimenticano che un muro di mattoni è una questione molto razionale. Nella nostra scuola abbiamo voluto sviluppare un sistema di formazione in cui tutto conduce alla ragione; ho pensato che se in un corso di studi non vi è nulla contrario alla ragione, lo studente affronta tutto in maniera razionale.
Absolute
Sono stati scelti i sei gruppi che parteciperanno alla fase conclusiva del concorso di progettazione per la torre “Absolute”, un condominio di 52 piani che presto cambierà lo skyline di Mississauga, in Canada. Si tratta della struttura da realizzare nell’ambito del progetto di insediamento urbano “Absolute”. La competizione è stata organizzata dai due costruttori Builders Cityzen Development Group e Fernbrook Homes.
“Abbiamo lanciato un concorso internazionale – spiega il presidente della Fernbrook Homes Danny Salvatore – perché non intendiamo costruire condomini con piccoli spazi rettangolari. Intendiamo costruire unità residenziali, come fanno in Europa”.
Dei complessivi 92 elaborati presentati, sono stati selezionati sei progetti finalisti e sette menzioni d’onore. Le proposte selezionate, sebbene differenti le une dalle altre, hanno seguito il comune filo conduttore della ricerca di forme nuove, sicuramente non tradizionali, per un complesso di appartamenti. [ www.edilportale.com ]

Finalisti, in ordine a partire da sinistra:
Nicholas Boyarsky, Boyarsky Murphy Architects; UK
Michel Rojkind - Augustin Pereyra - Moritz Melchert - Gerardo Suarez - Rafael Rios - Tania Guerrero - Augustin Pereyra - Gianpaolo Fusari, Rojkind Arquitectos; Mexico
Roland Rom Colthoff - Richard Witt - Henry Jim - Don Collins - Nat Cannistraro, Quadrangle Architects Limited; Canada
Sebastian Messer - Paul Warrior - Andrew Mills, Studio MWM; UK
Yansong Ma - Shen Hulhui - Yosuke Hayano - Dan Qun - Shen Jun, MAD office; USA
Tarek El-Khatib
Gerald Stein - Horon Chu - Amos Caspl, Zeilder Partnerschip Architects; Canada

Tra le menzioni d'onore due progetti di matrice italiana, e piu precisamente:
il progetto di Claudio Nardi - Claudio nardi Architect (il terzo da sinistra)
il progetto di Luca Donner - Donner & Scarcinelli ( il quarto da sinistra)
Link: www.yourabsolute.com