TEMPLATE 04.THE PIANO Author: Pannasmontata You can contact me on: http://www.pannasmontata-templates.net Please don't remove CREDITS. --> CaffeArchitettura

postato da MoffaLuigi
sabato, 16 dicembre 2006

Capolavori del XX secolo

Permalink - commenti
categoria : architettura

postato da MoffaLuigi
domenica, 10 dicembre 2006

Siti della settimana


http://www.livingbox.it

E' passato ormai un anno da quando il sito italiano www.Edilportale.com lanciò il concorso internazionale sul living box. Un concorso di design interamente organizzato sul web, figlio di un acuta analisi sulle tematiche dell'abitare contemporaneo: il concetto stesso di “casa” non è più riconducibile al modello tradizionale, sinonimo di permanenza e stabilità. La casa contemporanea può facilmente diventare una dimora “temporanea”, emblema della mobilità che caratterizza la nostra epoca. 
Al concorso, che aveva per tema la casa modulare prefabbricata, pervenirono ben 1049 progetti da 65 nazioni diverse. La giuria si è espressa con un primo posto ex aequo: lo studio tedesco Architekurburo e l'italiano Akessandro Baldo.

Sul sito livingbox.it si possono visonare gratuitamente tutti i 1049 progetti presentati, le cui tavole possono essere scaricate ad altissima risoluzione.


http://www.housesatsagaponack.com

Coco Brown, presidente della Brown Compagnies, sostiene economicamente un progetto ambizioso: la realizzazione, in un sito immerso nella natura dei boschi di Southampton nei pressi di New York, di 34 case d'abitazione con superfici variabili tra i 200 e i 400 mq. I progettisti chiamati ad intevenire rappresentano la creme dello star sistem attuale - o più precisamente al 2003, anno di inizio attività del progetto - tra cui Steven Holl, Zaha Hadid, MvRdv, Harriri&Harriri, Richard Rogers, Sigheru Ban - che da qualche settimana ha terminato la sua casa, e molti altri.

Sul sito si possono visualizzare immagini di ogni abitazione.

Permalink - commenti
categoria :

postato da MoffaLuigi
venerdì, 01 dicembre 2006

Alessandro Anselmi - Dialoghi d'autore

Giovedi 30 novembre 2006 si è tenuto nella Facoltà di Architettura di Firenze l'ormai abituale appuntamento con Dialoghi d'autore, evento organizzato dagli studenti della facoltà e con ilcontributo dell'Università degli Studi di Firenze a cui ha partecipato Alessandro Anselmi invitato a riferire sulla sua attività progettuale.

Inaspettate le premesse alla conferenza. L'invito rivolto dagli studenti ad Anselmi viene giustificato unicamente dalla sua capacità di sintesi dell'idea progettuale che trova immediata conferma confrontando gli schizzi iniziali con l'opera realizzata. Segno lampante della propensione degli studenti a lasciarsi sedurre con sempre maggior facilità dalle immagini, attività che imperversa all'interno dei circoli culturali studenteschi, laddove l'ormai famoso schizzo in bianco e nero del Municipio di Fiumicino ha evidentemente totalizzato l'attenzione degli organizzatori. Dimenticando la più che trentennale esperienza di Alessandro Anselmi che si distingue per un'unita e coerenza di ricerca con esiti formali chiari e riconoscibili nel tempo. E dimenticando che spesso, troppo spesso, gli artistici schizzi pubblicati che affascinano per la loro stretta corrispondenza al progetto definitivo, vengono elaborati a progetto ormai ultimato.

Ad Anselmi viene rivolta la domanda che Peter Zumthor si pone in occasione della laurea honorim causa conferitagli dalla Facoltà di Architettura dell'Università di Ferrara quando questi si riferisce alla dimensione dell'opera d'arte, quando un progetto diviene opera d'arte e quando invece non raggiunge tale aurea di qualificazione dell'idea progettuale. Anche in questa occasione di confronto gli organizzatori dimostrano la miseria del dibattito culturale riconduicibile ad una dimenzione artistica sognata,  fantasticata negli anni degli studi, incoraggiata dai docenti, pubblicizzata dalle foto tarocche delle riviste d'architettura. Ha quindi gioco facile Anselmi nel deviare la sua risposta al problema imperante della formazione accademica che gli studenti oggi ricevono frequentando le facoltà di architettura italiane.  Per Anselmi la dimensione dell'opera d'arte è una dimensione strana a metà tra l'indicibile e la poesia, elemento apparentemente ineffabile, non privo però di una certa razionalità nel momento in cui ci si riferisce più propriamente ad un opera d'arte di architettura, che volenti o dolenti, è in ogni caso segnata dalla dimensione della razionalità. Inevitabile lo storico confronto tra pittura scultura ed architettura, entrambe ascrivibili all'interno del limbo dell'arte. Ma mentre la pittura e la scultura possono anche rappresentare il brutto, la piacevolezza di un architettura diviene elemento necessario alla sua realizzazione fisica, sopravvivenza, e godimento ultimo. All'architettura non è permesso realizzare architetture scomode, non funzionali. Come pittore posso realizzare immagini che respingono il visitatore, o che turbino quest'ultimo, con l'architettura non posso farlo. Anzichè  chiarire i presupposti che rendono un'architettura un opera d'arte, Anselmi punta l'attenzione sul rapporto che esiste tra idea e costruzione, tra l'approccio culturale teorico e la costruzione reale, la realizzazione dell'architettura. E' il momento di cambiare! Per troppi anni l'università ha laureato cultori di architettura canalizzando le migliori energie e le fresche idee degli studenti sul rapporto morfologia/tipologia e trascurando di pari passo il rapporto morfologia/costruzione, le conoscenze tecniche e pratiche per realizzare un progetto (in antitesi a quanto accadeva in Europa dove alle tematiche funzionali ormai consolidate, si spostava l'attenzione sulle tematiche tecnologico-realizzative). Quando si chiede ad uno studente come pensa di realizzare un edificio, questi diventa rosso ed inizia a barcollare. La polemica si dirige immediatamente verso lo Stato italiano che, mentre l'università si chiudeva nel suo dibattito, ha perso il valore dell'architettura, conseguenza anche dell'assenza di previsioni nel futuro che lo Stato non riesce a proporre a lungo termine causa dell'instabilità politica tipica degli ultimi due decenni.

Dagli accenni alla fragilità politica del nostro paese alla questione più pertinente delle polemiche che hanno suscitato ultimamente alcuni interventi di risistemazione funzionale del Municipio di Fiumicino il passo è stato breve. A pochissimi anni di distanza dall'inaugurazione del municipio progettato da Anselmi, il comune è intervenuto per modificare il progetto. Concepito come municipio (palazzo per uffici) ma anche come palazzo della civiltà, costruito tra due piazze, l'edificio destinato ad occogliere una caffetteria, una sala dei matrimoni e una sala di esposizione di arte contemporanea è stata riadattata ad uso uffici. Con l'evidente innesto di una baracchetta in policarbonato che unisce i due corpi di fabbrica. La baracchetta è si l'atto più evidente della manomissione dell'originale, ma non meno importante è la totale variazione funzionale che ha variato inevitabilmente la vita della piazza, elemento caratterizzante del progetto. Se infatti caffetteria, sala esposizione per mostre e piazza antistante donavano all'intero complesso una dimensione prettamente sociale, all'interno della quale il quartiere poteva ritrovarsi, rendendo alla piazza la sua antica funzione di luogo di incontro e di scambio, le modifiche indiscriminate hanno ucciso l'edificio, hanno ucciso la piazza. Secondo Anselmi le cause dell'accaduto sono da rintracciare principalmente nel cambio di amminstrazione comunale avvenuto durnte le ultime elezioni. Se il progetto trovava il pieno consenso dell'amministrazione di sinistra governante al tempo della sua realizzazione, responsabile dell'indiscriminata manomissione è l'attuale amministrazione di destra che ha vinto le elezioni, che non ha capito il fine sociale dell'operazione. Ed aggiungerei, rispettando quella tipica prassi tutta italiana dove al cambio di una fazione politica al comando, segue "'l'inevitabile" assunto secondo cui tutto quello che ha fatto l'amministrazione precedente era politicamente, economicamente e socialmente errato, quindi da modificare, o peggio ancora da mettere da parte qualora i lavori non siano giunti al termine.

La conferenza è seguita con la presentazione di alcuni progetti in via di realizzazione o a livello di produzione degli esecutivi. In particolare il Polo tecnologico di Roma, simboleggiante una mano con un centro contenente sale congressi e cinque edifici disposti radialmente con funzioni diversificate da edificio ad edificio. Le Case Ater nel quartiere Breda a Pistoia, laddove a risultati estetici discutibili si affianca una ricerca tipologica con interessanti esiti compositivi. Tipologia a ballatoio, con il ballatoio staccato dagli ingressi. Si giunge all'ingresso di casa per mezzo di corridoi che si liberano nello spazio definito tra il fronte veroe  proprio delle abitazioni e il muro allineato al fronte della strada, scandito dai brise-solail. L'idea è quella di unità abitative famigliari sovrapposte in altezza, ognuna con uno specifico spazio esterno, e con un corridoio tra ballatoio ed ingresso che ricorda la promenade giardino, ingresso, appartamento, tipico di unità famigliari orizzontali. Il Centro congressi a Riccione è il progetto che meno convinve dell'architetto romano. Lontano dalla semantica che contraddistingue la personale cifra linguistica, il Centro congressi a Riccione sembra più un omaggio all'international style contemporaneo, a metà tra le suggestioni del Centre Poumpidou con le scale esterne che corrono lungo tutta la facciata, e riferimenti meno chiari a Rem Koolhas nei puntoni che apparentemente casualmente si librano dalla facciata fino a sostenere l'accentuato aggetto della copertura.

Riconosco ad Alessandro Anselmi i meriti di aver ribadito più volte durante la conferenza l'importanza del tema della realizzabilità dell'architettura all'interno di un contesto, quello studentesco, fin troppo impegnato ad elaborare immagini ad alta risoluzione il più possibile accattivanti, trascurando troppo spesso problemi legati all'economia ed esecuzione tecnica intimamente connessi al progetto architettonico. L'architetto è anzitutto costruttore, e questo gli studenti non possono dimenticarlo.

Permalink - commenti
categoria :

Google