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Parco della Memoria
Si sono da poco conclusi i lavori della giuria che hanno decretato vincitore il progetto frutto della collaborazione degli studi Sud’Arch-h di Santo Marra con NM arquitectos per la realizzazione del Parco della Memoria a San Giuliano di Puglia, luogo di una tragedia difficile da dimenticare.
E proprio per non dimenticare, il comune di San Giuliano ha deciso di destinare parte dei fondi ricevuti per la ricostruzione, alla realizzazione di un parco appunto nel pieno centro del piccolo paese, area della scuola Francesco Iovine crollata in seguito al sisma.
Il bando del concorso fissava l'attenzione su tre elementi fondamentali per preservare la memoria del tragico evento: la conservazione del terrapieno con i relativi muri di contenimento ed i resti del pavimento della scuola Francesco Iovine, la creazione di uno o più spazi dedicati al raccoglimento e alla preghiera, l'integrazione nel progetto di un'opera d'arte commemorativa delle vittime. Fondamentalmente un luogo di raccoglimento quindi, per non dimenticare, luogo del ricordo, luogo della speranza, luogo di raccoglimento individuale e della preghiera.
- Il Badget limitato (l'importo complessivo dei lavori non doveva essere superiore ad 1 milione di euro, costo massimo onnicomprensivo per la realizzazione del Parco della Memoria, inclusi i sistemi di sicurezza, di irrigazione e di illuminazione nonché l'acquisto di tutti i materiali, le essenza botaniche, gli elementi e gli arredi necessari alla migliore realizzazione del progetto)
- e le implicazioni di fondo dell'opera da progettare
hanno catturato particolarmente l'attenzione e per le premesse e per i risultati conseguiti.
Al concorso, di livello internazionale, hanno partecipato più di 200 gruppi di progettazione da 25 nazioni diverse. In numerosi progetti si può individuare l'affannosa ricerca del concept. La pratica del concept è quel particolare approccio al progetto, ormai consolidato nella cultura architettonica contemporanea, osmosi secondo cui un riferimento colto deve ad ogni costo fondare le successive scelte progettuali, pur di giustificare gesti altrimenti opinabili. Fedeltà al concept, al riferimento, colto o astruso che sia.
Ovviamente, per il concorso del Parco alla Memoria era necessario, se non obbligato un concept di fondo da cui partire, un riferimento che catturasse gli animi fragili delle persone coinvolte nella tragedia laddove si intende erigere un monumento alla memoria a tutti gli effetti. E da questo punto di vista il progetto decretato vincitore merita il plauso rivoltogli dalla giuria. “Gli alberi oscillano al vento. Gli alberi sono flessibili e si piegano, lasciandosi attraversare dal vento. Loro non combattono il vento. Quando il vento cala, riprendono la loro forma iniziale. Questo non è quello che fa l’uomo. Gli architetti costruiscono ponti e torri che stanno su contro il vento, con forza, con difficoltà, virilmente. E qualche volta crollano.” (Fiber Wawe - Makoto Watanabe) - Quasi a ricordarci che la natura va assecondata e non combattuta, quasi a ridimensionare la presunzione umana. Il concept è vincente e vale un concorso. Il progetto, fedele alla citazione, non rinnega un certo sarcasmo tecnologico laddove agli alberi citati si sostituiscono 500 giunchi di carbonio, ottenuti da materiali riciclati, che illuminano e scandiscono 15 percorsi di meditazione all’interno dell’area. Alle 30 vittime del sisma sono destinati altrettanti dischi di pietra e di luce commemorativi, per sancire l’individualità e la specificità i ogni individuo. Nasce così un luogo con più significati contemporanei, in dipendenza da chi vi entra. E' un luogo pubblico per il passante, di commemorazione astratta per il turista ma diviene luogo di forte valore spirituale e commemorativo per la gente coinvolta nella tragedia chiamata a testimoniare il dolore privato. [Link al progetto]
Sorte diversa è toccata al buon progetto “il cielo nella stanza” del gruppo capeggiato da Daniele Mancini. Difficilmente poteva competere con la forza del colto riferimento di Santo Marra, ma sicuramente altrettanto efficace nella sua funzione essenziale del ricordo, e della meditazione, da meritare evidentemente qualcosa di più del semplice riconoscimento. Il progetto menzionato prevedeva la realizzazione di un prisma rettangolare con la sommità interamente rivolta verso il cielo e la base – il pavimento della scuola crollata, la zona in cui sono stati estratti i corpi senza vita dei bambini - ricoperta da un leggero strato si acqua. Un recinto delimita lo spazio vuoto che è stato edificio per proteggere il necessario sentimento di assenza che si rinnova nel quotidiano ricordo di chi non c’è più. Il suo interno è visibile solo con una azione intenzionale: varcando una soglia, salendo o affacciandosi a rare aperture,tutte diverse come diversi sono gli approcci degli uomini alla memoria. Ma superata l'acuta sofferenza del rivivere il 'luogo di morte’, quello che emergerà è la sorpresa del trovare un elemento di vita, di purezza e di rigenerazione, l'acqua, che ricopre tutta la superficie come un nuovo prezioso pavimento;
basterà posarci lo sguardo per vedersi riflessi insieme al cielo della stanza. ed il parco sarà tutto proteso verso questo luogo, massima concentrazione di vita. Come un monumento, un'epigrafe o un'opera artistica, questa volta sarà uno spazio il migliore mezzo di commemorazione. Il suo piedistallo non è un giardino qualunque ma un suolo inerte, friabile, omogeneo, costellato di piccole isole di natura inprevedibili e colorate, dove sostare e trovare sollievo sotto l’ombra degli alberi. Spazio mutevole, che asseconda gli sbalzi atmosferici regalando al visitatore sensazioni varie al variare del tempo e delle stagioni. Spazio racchiuso, un recinto vero e proprio, in cui riflettersi, assaporare la tragedia, preservare il ricordo. Spazio di rigenerazione, cosi come l’acqua che riflette chi vi si affaccia. Spazio da vivere intenzionalmente: varcando una soglia, salendo o affacciandosi a rare aperture. I nomi scritti sulle pareti, casualmente mescolati, ricordano vagamente la Bibliothèque Nationale di Labrouste quando questi fece incidere di rosso sui pannelli della facciata i nomi dei principali autori delle opere contenute nella biblioteca, divenendo un tempio di tutto il sapere. Allo stesso modo il recinto di Daniele Mancini poteva divenire il tempio della tragedia di San Giuliano. [Link al progetto]
001 - On the Web
Santiago Calatrava online
Sul sito di Santiago Calatrava, dall'interfaccia chiara ed essenziale, si possono visionare numerose immagini delle sue opere realizzate. La produzione artistica dell'architetto-ingegnere spagnolo è rintracciabile all'interno del menu nelle due sezioni Projects ed Artwork. Il menu dei progetti è suddiviso in tre sezioni che inquadrano temporalmente i progetti. Mentre la sezione Artwork è suddivisa a sua volta in Painting, con affascinanti disegni di studio del corpo umano, Sculture, e Ceramics dove risalta la quasi ossessione del corpo umano e dei suoi movimenti.
Iterazione degli elementi strutturali, simmetria e accelerazioni aereodinamiche delle forme contraddistinguono la poetica di Calatrava all'interno del panorama architettonico internazionale. Rigorosamente ascrivibile al filone strutturalista con accentuati caratteri espressionistici, nonostante le sue opere siano intrise sin dagli esordi di elementi, materiali e tecniche proprie dello sviluppo tecnologico di fine secolo, Calatrava non scade nell'algido ed esasperante tecnologismo in cui invece declina troppo spesso la produzione architettonica contemporanea. Spesso definite sculture ancor prima che architetture, l'espressionismo strutturale diviene sintesi coerente di linguaggio ed immagine, prodotto finale destinato a sconvolgere il substrato cartesiano di quanti usufruiscono della sua architettura.
"Tra gli architetti più noti dell’ultima generazione, Calatrava ripropone in chiave personale un tema che non ha mai smesso di percorrere l’architettura moderna, quello strutturalismo che, dai primi decenni del ‘900, sulla scia di uno sviluppo tecnologico senza precedenti, ha pervaso a macchia d’olio la cultura visiva dell’occidente, instaurando un indissolubile legame tra mezzi espressivi e nuove performance tecniche sia dei materiali che delle modalità del loro utilizzo." [Saggio di Vilma Torselli]
"Mentre per i grandi architetti-ingegneri come Pier Luigi Nervi o Riccardo Morandi il momento espressivo ed estetico delle strutture è il punto di arrivo di una impostazione matematico-scientifica, Calatrava percorre il percorso inverso. Calcolo e conoscenza tecnica sono necessità di approfondimento di una vocazione che è tutta artistica. In un caso la forma è la sublimazione più alta del calcolo, nell'altro il calcolo è lo strumento per ottenere la forma."[Saggio di Antonino Saggio]
"Let's begin first with the question of the importance of the architect in society. Why does the architect matter, what is the architect's role?"[Intervista della BBC Radio - inglese]
“Il movimento dona una dimensione inedita alla forma. La fa sembrare una cosa vivente. Invece di immaginare un edificio come qualcosa di minerale, come una roccia, potremmo cominciare a paragonare un edificio al mare mosso dalle onde, oppure a un fiore i cui petali si aprono ogni mattina.”
Santiago Calatrava.[Calatrava in Italia]
Lezione tenuta da Santiago Calatrava a Reggio Emilia nel 15 dicembre 2005. L'intero intervento dell'architetto pubblicato suddiviso in 18 parti. La qualità video non è il massimo ma la lezione utile ed interessante. ["La realizzazione di un'idea: dal progetto al cantiere"]
La Chiesa di Saint Pierre
La natura chiude una vita, un'attività ammirevole, con la morte; e niente è più trasmissibile che la nobiltà del frutto del lavoro: il pensiero. Tutto il resto scompare. Le Corbusier

Il 29 novebre scorso è stata ufficialmente celebrata l'inaugurazione dell'Englise de Firminy-Vert, alla presenza del ministro francese della Cultura e della Comunicazione Renaud Donnedieu de Vabres.
Nel 1954 a Le Corbusier gli vennero commissionati una serie di progetti dall'allora sindaco del comune di Firminy: progetti per il quartiere di Saint'Etienne, per uno stadio, un edificio residenziale ed una chiesa, tutti nella contea di Firminy. Mentre i primi tre progetti furono realizzati, la chiesa di Saint Pierre rimase per Le Corbusier uno dei tanti progetti destinati a restare sulla carta. Questa viene pubblicata nell'Ouvre Complete con la data del 1960, ma nei carnets osservazioni sulla chiesa giungono fino al '63 (riporta la data del 1963 una prospettiva della Chiesa a tutta pagina).
Le Corbusier è completamente travolto dall'impeto progettuale che contraddistingue la sua fase matura, letteralmente assillato dalla volontà di lasciare ai posteri formulari universalmente validi e riferimenti bibliografici. Egli sembra trovarsi particolarmente a suo agio nel progettare edifici religiosi. Il decennio trascorso senza edificare quasi nulla aveva ridestato interessi sopiti nel tempo primo tra tutti l'innata passione per la vita claustrale, laddove il ricordo della Certosa d'Ema era ancora vivo e tumultuoso. Prima del progetto per la Chiesa di Saint Pierre Le C. ha già realizzato la Cappella di Notre-Dame-du-Hunt a Ronchamp, ed il Convento de La-Tourette nei pressi di Lione. Due progetti apparentemente antagonistici, ma entrambi frutto di passioni nutrite per anni in parte offuscate dal prepotente mito della macchina, e rivitalizzate nel momento in cui la 'carneficina meccanica' della seconda guerra mondiale aveva mostrato il lato più oscuro dell'industrializzazione e della meccanizzazione, mettendo in crisi l'approccio tutto positivista del Le Corbusier progressivista. L'Englise de Firminy-Vert consiste in un guscio iperbolico-paraboloide che, dopo Ronchamp e La-Tourette rappresenta il terzo, nuovo tipo di chiesa. Questa nota a pié di pagina dell'Ouvre complete afferma inequivocabilmente l'importanza attribuita alla chiesa di Firminy. Qui non si trattava di realizzare una stecca in più o in meno delle sue Unitè d'Habitation, ma di edificare il terzo simbolo corbuseriano dopo Ronchamp e La-Tourette.
A questo punto è inevitabile chiedersi il perche di una costruzione, durata tra l'altro ben 36 anni dalla posa della prima pietra fino al termine dei lavori, inaugurata appunto ben 46 anni dopo la sua progettazione e 42 dopo la morte dell'architetto. Condivisibile fino ad un certo punto l'intervento di Zaira Magliozzi apparso su PressTletter 1-2007. Secondo la Magliozzi infatti l'inaugurazione della chiesa di Saint Pierre, la realizzazione di una casa progetta da Wright a 50 anni dalla sua morte e le ricostruzioni di padiglioni destinati ad essere temporanei ed oggi ricostruiti come permanenti, sono il sintomo chiaro ed evidente di un mercato economico che non trova ormai nessun limite tanto meno nell'architettura. Infatti investire sul nome di un maestro del Moderno quale Le Corbusier, Wright, Mies o altri, rappresenta da un lato l'indubbia sicurezza del ritorno economico del capitale investito (immagino le folle di architetti nostalgici del Moderno avidi di immagini a 8.1 milioni di pixel), e dall'altro l'azione pubblicitaria dell'intervento, sicuramente un tocca sana per l'immagine della città di Firminy. Ovviamente il falso non è neanche un falso d'autore, nel senso che a distanza di quasi cinquanta anni dalla morte del proprietario intellettuale dell'opera sono cambiati i temi, le tecniche, i materiali. Ma a mio avviso, più che speculare sull'autenticità dell'opera in questo caso gli 'autori' della ri-costruzione, o meglio della costruzione postuma, si sono spinti ben oltre la questione del falso in se per se. Progetti destinati a restare sulla carta sono progetti che hanno un proprio valore intrinseco fino a quando appunto qualcuno non intenda realizzarli. Non so se osserverei affascinato come sempre progetti su cui tanto si è fantasticato in virtù proprio della loro non realizzazione. In un epoca dove la seduzione dell'immagine è diventata un vera dipendenza, tanto quanto effimera, credo che molti progetti si fanno apprezzare proprio per non essere stati realizzati. L'Englise de Firmini-Vert poi possiede intrinsecamente la consapevolezza e l'orgoglio dell'aver ideato quel terzo nuovo tipo di chiesa che avrebbe assunto tutt'altro valore nel momento in cui sarebbe stata realizzata.
I progetti nascono con un destino gia assegnato. Assegnato dalle contingenze economiche, storiche, e da eventi tanto imprevidibili da comprometterne l'eventuale fortuna. Forse neanche Le C. si sarebbe aspettato una riverenza tale a quasi cinquanta anni dalla sua morte. Praticamente mezzo secolo in cui è stato detto e scritto di tutto sull'architetto, nel bene e nel male, piu influente del secolo scorso, periodo in cui non sono mancate dovute rivalutazioni sull'effettivo apporto dello stesso al Moderno. Realizzare la chiesa di Firminy, tipologia principe nella ricerca spaziale lecorbuseriana, ha tutto il sapore della beffa nell'esatto momento in cui il progetto è stato svilito dalla repentina variazione della destinazione funzionale. Ed in tale manipolazione si esplicitano le reali motivazioni che ne hanno determinato la realizzazione. Fine propagandistico di una realtà locale. Una chiesa sconsacrata ancor prima di essere consacrata.
In mostra a Firenze...
Riccardo Guarnieri: TRASPARENZE DI LUCE
Riccardo Guarnieri propone a Firenze, dove vive e lavora, nelle sale espositive della Galleria Varat un ampia antologia della sua produzione.
Il Vernissage è fissato alle 18:00 del 2 febbraio 2007
"Il risultato tende, o deve tendere, all'assoluto, alla 'luce', un assoluto che, nella sua imperfezione, è comunque assoluto e comunque luce".
"Guarneri dipinge il corpo trasparente della luce sin dai primi anni Sessanta, nelle sue opere la luce diviene elemento concettuale in grado di definire lo spazio stesso della pittura. La sua ricerca intende disvelare le forme che si nascondono nei bagliori della potenza luminosa del colore, producendo una pittura fatta di incanti e di evocazioni che lasciano trasparire un senso dello spazio volutamente ambiguo costituito da pura percettibilità. L’artista comunica questa sua intenzione poetica attraverso lo strumento delle impronte allo stato puro, i segni, le macchie, le sfumature di colore non sono altro che le condizioni necessarie al manifestarsi di una luce che tutto vela e rivela. Ogni elemento figurale viene così trasformato dall’effetto del bianco che ha il potere di togliere anche i minimi contrasti e di risolvere tutto in una magica luminosità. Il tratteggio della matita, l’allusivo ondeggiare della scrittura, fanno emergere contorni che poi repentinamente sfumano; avventure impreviste delle forme capaci però di muovere la superficie del quadro in molteplici direzioni." [Da Flashgiovani.it]
"...Da un lato la luce, certo, ma allo stesso tempo la consapevolezza, per essa, di quanto debba esser ricercata, quindi costruita, nel senso di una necessità esplorativa ed umanistica invece che tesa alla rivelazione definitiva. Se allora sarà corretto parlare di costruzione pittorica, allora, a maggior ragione, dovremo sottolineare quanto fortemente architettonico sarà l'impianto formale, in cui si rivela la dialettica fra pieni e vuoti, fra apparizione e scomparsa, scrittura aerea e tessuto poetico legato al fare e al metodo, fra essi fortemente legati. [Segue su Artstudio.it]
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Jamaica Salvato - SHINE OUT
Jamaica Salvato, artista trentaquattrenne fiorentina, presenta presso I VISACCI ART CAFFE' una personale in cui sono raccolti numerose opere contraddistinte dal vivace uso del colore.
Mostra aperta fino al 18 febbraio 2007
"Shine Out" nasce dall'idea di assemblare e plasmare materiali particolari: acrilici, brillantini, foglie d'oro, d'argento, di rame, mischiate con gli stucchi secondo una procedura che fa sì che si asciughino contemporaneamente. Le opere sono di grande effetto visivo con il risultato di un divertente e forte impatto cromatico. L'intento dell'artista è quello di far sposare la materia con il luccichio di carte impalpabili e brillantini che sottolineano la preziosità delle opere. La particolarità dei lavori esposti, sta nel fatto che anche se si propongono nella forma classica di quadri, sono studiati per essere dei veri e propri oggetti di design contemporaneo con un grande impatto visivo. A completare la mostra interverrà con un progetto di video installazione il regista video maker Stefano Fomasi.
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L'obbiettivo dell'architetto
Carlo Cresti - Francesco Guerrini - Roberto Maestro - David Palterer - Gianni Pettena - Domenico Viggiano - Luigi Zangheri
Mostra fotografica allestita a Firenze nella Sala delle Esposizioni dell'Accademia delle Arti e del Disegno.
Venerdi 5 gennaio 2007 alle ore 17.00, nella Sala Esposizioni dell'Accademia delle Arti del Disegno in Piazza San Marco a Firenze sarà inaugurata la mostra L'obbiettivo dell'architetto, promossa dalla Classe di "Architettura" dell'Accademia, che intende sintetizzare la visione interpretativa, strumentale, poietica, con cui gli architetti leggono il complesso scenario del pianeta, interpretandone mutamenti e permanenza. Alcuni tra loro considerano la fotografia un prezioso documento di conservazione; per altri è simulazione ed elemento progettuale, per altri ancora è ipervisione: per tutti, comunque, è un linguaggio non della macchina che serve a mediare, capire, memorizzare selettivamente.
La riproduzione e l'elaborazione digitale sembrano ormai aver soppiantato la vecchia "camera"; ma non è così, almeno a stare a quanto qui documentato dagli architetti-espositori: perché sembra di capire che, nonostante i tanti e crescenti pixel di risoluzione delle "digitali", l'affezione per la vecchia intramontabile macchina fotografica resta immutabile, perché a questa si riconosce una sua intelligenza, un filtro, un obbiettivo, appunto, a cui è affidato il sentimento e la percezione della realtà, costruendo, come diceva anche Walter Benjamin, un vero e proprio autonomo linguaggio.
Partecipano alla manifestazione e espongono le proprie fotografie fino al 30 gennaio: Carlo Cresti, Francesco Gurrieri, Roberto Maestro, David Palterer, Gianni Pettena, Domenico Viggiano, Luigi Zangheri.
Di particolare interesse Hafuch al Hafuch (la cui traduzione letterale potrebbe essere "rovescio su rovescio" o "rovescio del rovescio") proposta di David Palterer dove, come afferma l'autore, "la concentrazione necessaria, nel tentativo di ristabilire o ricomporre l'immagine invertita, privilegia nell'osservatore l'attenzione ai frammenti, agli 'elementi' piuttosto che al 'quadro d'insieme'" consente di notare "cose che, altrimenti, come abitualmente succede, l'occhio e il cervello tenderebbe ad aggiustare, nascondendole alla nostra attenzione". [Da Exibart.com]