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postato da MoffaLuigi
domenica, 29 aprile 2007

   Zaha Hadid - Dancing Towers a Dubai  

In quel capitolo dell'architettura contem- poranea del tutto autonomo e affascinante che occupa da ormai un quindicennio la città di Dubai, trovano posto le tre torri progettate da Zaha Hadid, definite Dancing Towers per la loro particolare con- formazione. Queste si inseriscono nello skyline della città, in bilico tra audacia strutturale e gestualità compositiva coerentemente sviluppata dalla Hadid. Le tre torri sono unite due a due, alla base e alla sommità, ed inglobano uffici, residenze e alberghi. 
Lungo il loro percorso ascenzionale le torri sono scandite da linee di flusso che fluidamente volteggiano nello spazio, increspandosi reciprocamente fino ad intersecarsi a quote tra loro diverse, al trentottesimo e al sessantacinquesimo piano.
Affine graficamente e compositivamente agli ultimi progetti di Zaha Hadid, le torri danzanti sembrano citare letteralmente la home page del sito dell'architetto. Quasi un simbolo, sicuramente una firma volutamente impressa nello scenario urbanistoco di Dubai.         
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categoria : architetti contemporanei

postato da MoffaLuigi
venerdì, 27 aprile 2007

   La relatività dei materiali - Kengo Kuma  

Perché voglio sminuzzare i materiali e ridurli in frammenti minuti? Perché voglio scomporre la pietra, il bambù e la carta giapponese in particelle simili a lamelle? Perché voglio praticare in tutti i materiali un'infinità di fori?
Se sbriciolo i materiali e li suddivido in frammenti non è perché li odio, né perché trovo sgradevoli le loro qualità tattili; è, anzi, proprio per la ragione contraria: perché li amo. Se non li scomponiamo, non possiamo apprez- zarli in quanto materiali, né cogliere la loro vitalità.
Per quanto ricche siano le qualità tattili dei materiali, se appaiono come masse singole non li sento vividi, perché non cambiano espressione. Quando sono totalmente ridotti in particelle, i materiali diventano effimeri, come arcobaleni. Talvolta si presentano in modo definito come oggetti ma basta un momentaneo cambiamento di luce, o lo spostamento dell'osservatore, perché si disperdano immediatamente come le nuvole e si dissolvano come foschia. Le lamelle che sembravano formare un muro diventano all'improvviso traspa- renti e scompaiono. Questa transi- torietà e fragilità è la loro essenza più intima.
[...] I materiali sono fragili ed effimeri, e i loro veri attributi emergono solo quando vegono frazionati. Una volta ridotti in particelle, cioè, essi diventano ingredienti in attesa di un'azione da parte dell'architetto. Non sono un risultato ma ingredienti dell'azione.
I materiali non possono avere dimen- sioni né eccessive né trascurabili. Se hanno dimensioni eccessive, diventano massa; se vengono ridotti in particelle troppo piccole, queste, una volta raggruppate insieme, tornano ad apparire come una massa unica; dunque perdono la loro transitorietà e cessano di essere ingredienti. Per questa ragione, occorre riflettere attentamente sulla dimensione delle particelle.
La loro dimensione deve essere determinata tenendo conto della distanza che intercorre tra esse e l'osservatore, della dimensione relativa delle altre particelle e della cornice visiva. Il fulcro centrale dei miei progetti è la scelta delle particelle e la definizione della loro dimensione e dei loro dettagli.

da 'Kengo Kuma. Opere e progetti.' A cura di Luigi Alini, Mondadori Electa

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categoria : architetti contemporanei, parola di

postato da MoffaLuigi
martedì, 24 aprile 2007

   DigiArte 2007 - Lautoritratto e l'abbandono nella fotografia e nella videoarte  

Si terrà tra Sesto Fiorentino e Firenze DigiArte 2007, l'appuntamento ormai giunto alla IV edizione, tra l'11 e il 26 maggio, presso Plasma e Ipercoop di Sesto Fiorentino. Tema dell'evento di quest'anno è l'autoritratto e l'abbandono nella fotografia e nella videoarte.
La manifestazione svolge un ruolo impor- tante nel panorama culturale fiorentino in particolare e toscano in generale. Le nuove forme di espressione se altrove trovano - non senza ragioni - difficoltà ad essere riconosciute ed apprezzate come forme d'arte, nel contesto toscano, vigorosamen- te avvolto nella sua aurea rinascimentale, incontrano un substrato resistente che nega alla nuova generazione un palco- scenico e una pubblicistica in grado di stimolare l'interesse del pubblico da un lato e il reclutamento di giovani artisti locali dall'altro.               [Continua a leggere...]

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postato da MoffaLuigi
sabato, 21 aprile 2007

   Residence Schitzer-Bruch - Maaars Architektur  

... Un poderoso aggetto, estetica- mente rafforzato da una coppia di mensole laterali, si libra nello spazio organizzando ed orientando la terrazza sovrastante, delimitata la- teralmente da lamelle di legno frangisole. L'involucro superiore si apre totalmente verso l'esterno su due dei quattro lati, mentre il vo- lume propriamente abitato è con- nesso con l'esterno per mezzo di un corridoio vetrato...                     
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categoria : architettura

postato da MoffaLuigi
martedì, 17 aprile 2007

   Prestinenza Dal Co e le critiche di mercato  

Ogni giorno che passa il web si sta dimostrando il luogo ideale della più genuina critica architettonica. Ben lungi dalle logiche di potere imperanti all'interno delle redazioni delle riviste cartacee, immune dai circoli accademici, ed in contrapposizione al tacito accordo di non lesionarsi vicendevolmente sapientemente concertato dai vertici del potere, non è raro imbattersi tra un sito e l'altro in veri e propri saggi critici che con una violenza di antico sapore razionalista attaccano l'architetto o l'architettura di turno, il mito o l'assunto di un dato periodo.
E' cosi che al ritorno dalle vacanze pasquali mi sono imbattuto nell'ultima perla di Prestinenza Puglisi:
I guai di Tafuri. Prestinenza Puglisi non è nuovo a simili uscite. Di certo non vi sono passati indifferenti il coraggioso attacco frontale alle teorie di Heidegger, o le più umane stroncature a Rafael Moneo, a Gregotti, alla Darc...
I guai di Tafuri rappresentano un'altrettanta presa di posizione ferrea, che demolisce senza troppi giri di parole l'opera teorica e critica di uno dei più influenti critici dell'architettura italiana operanti in Italia dal dopoguerra ad oggi. Personalmente sarei stato piuttosto cauto nell'affermare che dietro il presunto rigore e la presunta costruzione teorica si celava una pochezza disarmante di concetti, spesso confusi ma presentati con un linguaggio esoterico che li spacciava come profondi, secondo una moda tipica di quegli anni [anni '70 ndr]. Ma in un paese civile e democratico, ognuno ha il sacrosanto diritto di esprimere la
sua opinione. Ammetto che il linguaggio lezioso e raffinato di Tafuri troppo spesso imbriglia la mente, la sua innnervosente prosa mette a dura prova concentrazione e sistema nervoso, e che a volte non giunge alla chiusura di un concetto, di un discorso. Condivido il richiamo alla chiarezza critica alla forza delle idee e non al latinorum delle note dotte e delle citazioni astruse. Ma da qui a sentenziare l'inefficacia del metodo tafuriano, la pochezza disarmante dei suoi concetti, l'infondatezza delle sue tesi, che riusciva a renderle apparentemente inattaccabili perché sempre sufficientemente vaghe, polisense e inverificabili, credo sia una forzatura piuttosto gratuita che ha come obbiettivo il 'nemico' dichiarato già da tempo.
Il nemico in questione è Francesco Dal Co ovviamente. E non è un caso se l'articolo di Prestinenza Puglisi coincida con la pubblicazione sull'ultimo numero di Casabella di Vittorio Gregotti, anch'egli fresco di stroncatura. Frencesco Dal Co è il discepolo prediletto di Tafuri, e data l'inefficacia della critica direttamente rivolta al direttore di Casabella, stancamente rimpastata attraverso la PressS/Tletter, il bersaglio si sposta sul maestro nella speranza di smuovere una seppur minima e flebile reazione. In realtà Dal Co e company restano piuttosto indifferenti alle critiche di mercato di Prestinenza Puglisi che pur di fare audience non lesina a pubblicare su presstletter.com la sua corrispondenza privata con Renato De Fusco. Da che mondo è mondo i contatti epistolari tra gli architetti sono rimasti privati e nascono unicamente dalla volontà di confronto reciproco senza secondi fini di pubblicazione. Preciso che non trovo niente di male nel voler pubblicare la propria corrispondenza privata, ma la questione mi sa troppo di fine pubblicitario fin dagli esordi.

Come dicevo inizialmente, Prestinenza Puglisi non è nuovo a simili trovate, ma scomodare fin'anche Manfredo Tafuri per questioni di immagine e di illustri contatti per arricchire la sua presS/Tletter, provocando il nemico giurato, credo sia un abuso che un critico con al seguito un buon numero di studenti - ragazzi alle prime armi - non dovrebbe permettersi.

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categoria : dibattito

postato da MoffaLuigi
martedì, 03 aprile 2007

   New York by Serge Mendijsky  

La galleria d'arte contempora- nea Next Art gallery ad Arezzo ospita una mostra personale di Serge Mendijsky, artista francese nato nel 1924. Incoraggiato alla pittura da Picasso, evidenziando nel tempo influssi provenienti da Van Gogh e poi da Cézanne, è il Divisionismo a permettergli di esprimersi al meglio.
Manomettendo la primordiale imma- gine fotografica, Mendijsky fran- tuma lo scenario archetipico, ob- biettivo, in una serie di frammenti di spazio e di tempo che in seguito ricompone intrappolando nella rete delle fasce verticali momenti di stasi tra loro distanti.



                            
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categoria : mostre ed eventi

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