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Franco Purini e la critica di architettura
Direzionare la ricerca architettonica, incanalare le energie altrimenti sperperate in molteplici direzioni, molte delle quali potenzialmente fruttuose ma non sufficientemente indagate, è uno di quei fenomeni negativi che attualmente sembra essere in grado di compromettere gli esiti della ricerca architettonica italiana. Accusati da più fronti sono i critici che impegnati ad accaparrarsi i posti del potere nelle università, nelle riviste, nelle giurie dei concorsi, veicolando giovani studi di architettura tra mostre e recensioni, in un avvilente reciproco scambio di favori, di affettuose strette di mano, di sguardi accondiscenti, dimenticano il reale impegno e l'importanza della critica di architettura, intesa nella sua definizione più radicale.
Il fine teorico Franco Purini individua l'essenza di un male radicatosi nel tempo e difficilmente estirpabile dal momento che mancano oggi giorno quelle personalità che, nel bene e nel male, hanno dato impulso ad un dialogo serrato, a volte aspro, coinvolgendo critici e architetti, progetti e opere realizzate, mode e tendenze, lasciti e nuove opportunità. Zevi, Tafuri, Potoghesi, i nomi più ricorrenti, capaci di plasmare il terreno problematico su cui si compie la sperimentazione. Tutti con dei limiti, alcuni storiograficamente riconosciuti, altri dibattuti ancora oggi. Ma tutti coerenti con le loro concezioni, faticosamente acquisite durante il corso degli anni, difese a costo di ferree prese di posizioni mantenute intatte nel tempo, a ribadire un'integrità concettuale che non si piega a compromessi.
Su Archphoto.it Emanuele Piccardo intervista Franco Purini. Tanti i temi affrontati tra cui, appunto, quello dell'assenza di critica architettonica in Italia. Dall'intento formativo della stagione eroica della critica architettonica italiana alla critica di servizio contemporanea, il passo è stato breve ma non indolore e privo di conseguenze. A pagarne le spese quelle giovani generazioni che lasciate in balia dell'ondata mondana internazionale, peccano di originalità concettuale e di aderenza alle 'problematiche nazionali'.
... Fino ad un certo punto la critica è stata il luogo di un dibattito a volte aspro, polemico, con l'intento comunque formativo ovvero di ricerca delle motivazioni profonde del fare. Oggi invece la critica, quando c'è, è per cosi dire una critica di servizio, che serve a mappare il territorio di ricerca senza però motivarle nè soprattutto criticarle per davvero. [...] Io spero che i critici ricomincino al più presto ad avere quell'atteggiamento tendenzioso, anche se tendenzioso non significa pregiudizialmente chiuso nei confronti delle esperienze più diverse. Tendenzioso significa osservare l'intero specchio della realtà alla luce di convinzioni.
Alla luce di convinzioni sottintende lealtà e intransigenza, rifiuto di compromessi. E' da un po di tempo che la Darc non tace più...
Parola di...
Franco Purini
Il 'modello storico-critico' relativo all'architettura italiana [...] che è stato alla base dell'azione cinquantennale di Bruno Zevi, considera la nostra architettura come una realtà sostanzialmente negativa, una realtà inadeguata, compromessa da un resistente accademismo, fuori dai più importanti circuiti della ricerca internazionale. Tale interpretazione, pur se contiene alcuni elementi condivisibili, appare compromessa da un pregiudizio di fondo per il quale la cultura progettuale italiana sarebbe di per sé inferiore alle altre, quasi fosse portatrice di un peccato originale. Da qui, secondo lo sotrico romano, la necessità di un continuo aggiornamento dei quadri teorici e operativi in un superamento incessante di ciò che si è appena conquistato. E' evidente l'effetto destabilizzante di una simile posizione, che impedisce ricerche di durata sufficientemente lunga da produrre risultati dotati di una certa consistenza.
[Da Area n.76, intervista a Franco Purini a cura di M. Guccione, 2004]
Ernst H. Gombrich
Il principio del XVI secolo, il Cinquecento, è il periodo più famoso dell'arte italiana e uno dei più splendidi d'ogni tempo. Fu l'epoca di Leonardo da Vinci, Michelangelo, Raffaello, Tiziano, Correggio e Giorgione, di Durer e Hlbein nel Nord Europa, e di molti altri maestri famosi. Potremmo chiederci come mai tutti questi grandi maestri siano sorti nello stesso periodo, ma sono domande che mentre si formulano facilmente, trovano però difficilmente una risposta. Non si può spiegare la nascita del genio. E' meglio limitarsi a goderne!
[Da la storia dell'arte, raccontata da Ernst H.Gombrich]
Aldo Rossi
Credo di essere stato uno dei peggiori studenti al Politecnico di Milano, anche se ora i commenti critici che mi venivano rivolti mi sembrano tra i migliori complimenti che abbia mai ricevuto. Il professor Sabbioni, per il quale nutrivo un'ammirazione particolare, mi sconsigliava di andare avanti a voler fare l'architetto: diceva che i miei disegni sembravano quelli di un muratore o di un costruttore di campagna, capace di gettare una pietra per indicare il punto approssimativo in cui andava collocata una finestra. Il commento fece ridere i miei amici, ma riempì me di gioia; oggi cerco di ritrovare quella felicità di disegno che veniva presa per inesperienza e supidità, e che ha in seguito caratterizzato il mio lavoro.
[Da Aldo Rossi, a cura di Alberto Ferlenga]
001 - Laboratorio Italia - Holland VS Italy
Nel folto gruppo di nomi che affollano lo scenario architettonico italiano contem- poraneo, iniziamo ad estrarne i primi, cogliendo l'occasione di una mostra inaugurata ieri a Roma dal titolo Holland- Italy.
I giovani cinque gruppi che nel- l'occasione rappresentano l'Italia sono: Beniamino Servino, gruppo A12, Baukuh, IAN+, Dogma.
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Kengo Kuma - Tsunagu: "connect"
Alcune immagini dell'istallazione di Kengo Kuma in mostra alla Triennale di Milano.
Il Mitsui Fudosan Residential ha in- caricato Kengo Kuma di progettare l'allestimento di uno spazio abitativo fondato sul concept "Connect home".
[...] Mitsui Fudosan Residential è nota in Giappone per la proposta di immobili all'avanguardia in termini di sicurezza, ecologia ed armonia con l'ambiente naturale e con il design. Per sottolineare il coté design dei grattacieli del complesso residenziale Park Homes, Mitsui si è rivolta al noto architetto giapponese Kengo Kuma, affidandogli la direzione progettuale del "Connect Home". Fulcro della casa diventa il legame tra le stanze, le persone, l'esterno e l'interno, l'oriente e l'occidente per creare spazi abitativi ricchi di contenuti. Il concept della casa Connect, pur non essendo pensato come modello abitativo tout-court, da applicare in toto, rappresenta un punto di partenza o comunque un indicazione per nuovi elementi di architettura da inserirsi nel complesso di Park Homes.
Oltre a Kengo Kuma, il progetto vede coninvolti Kenya Hara, noto per la sua collaborazione grafica con Muji e lo studio italiano di architettura di
[ Corsivo tratto dal comunicato stampa sul sito della Triennale di Milano]
Osservare o leggere l'arte?
Quali sensazioni, emozioni, reazioni suscita al vostro animo quest'opera d'arte? Ovviamente, presentata in questa veste di simile nudità, decontestualizzata dall'ambiente e dall'itinerario all'interno del quale originariamente era collocata, e senza alcun riferimento all'artista che l'ha prodotta, sicuramente non favorisce una lettura rigorosamente critica e analitica o più semplicemente basata sulle suggestioni soggettive che riesce ad emanare. La peculiarità dell'opera in questione è poi quella di essere fisicamente vissuta durante la mostra, ma, in ogni caso, cosi come appare qui essa viene presentata nei libri di storia dell'arte contemporanea. 
Dunque, una cospicua quantità di caramelle confezionate in una moltitudine di brillanti colori, e casualmente accumulate tra pavimento e parete di una sala espositiva. 1991, New York. Felix Gonzalez-Torres. Data, luogo e nome dell'artista in teoria dovrebbero già delineare linea di ricerca e scenario sociale e culturale entro cui rientra l'opera. Ma a questo punto siamo gia di fronte ad un bivio evidentissimo che divide in due gruppi ben riconoscibili chi va a guardare una mostra: i cultori della materia e i non addetti ai lavori. I non addetti ai lavori sovrastano quantitativamente l'elité, culturalmente dotata dei mezzi necessari per analizzare l'opera in questione. Senza quei mezzi di sussistenza, attraverso i quali è possibile sollecitare spirito e mente ad aprirsi verso le intenzioni dell'artista, diventa arduo per qualunque comune mortale azzardare giudizi o valutazioni d'ogni genere.
Come ne esce un neofita che visita una mostra con opere di arte contemporanea? Quali reazioni, sensazioni, emozioni suscita al suo intelletto? Ne esce con la convinzione di aver perso tempo e soldi, utilmente spendibili per altre attività. Un mucchio di caramelle... tutti sarebbero capaci di farlo, e anche meglio. Questo è uno dei pregiudizi più comuni che attanaglia l'arte contemporanea. Usando le parole di Jean Clair, questa povertà della struttura sensibile, determina la necessità del testo scritto che sovente deve accompagnare l'opera prodotta.
E' propriamente una questione di preparazione culturale - che divide l'elité dalla massa - o la spiegazione scritta si rende necessaria a chiunque? E se dunque un opera d'arte contemporanea non ha la forza d'esprimere i sentimenti che l'hanno creata, tanto da ricorrere al depliant illustrativo, è questa arte nel senso più puro della disciplina?
Nel 1996 Felix Gonzalez-Torres muore di AIDS. [...] E' stato un personaggio chiave per come ha saputo parlare dell'esistenza attraverso un linguaggio nuovo, o per lo meno mai tentato in arte. E la novità dipende dalla semplicità dei mezzi, dalla loro vicinanza ai luoghi e ai tempi della vita quotidiana. Un mucchio di caramelle, o di Baci Perugina, collocati in un angolo in una quantità pari al peso del corpo del suo compagno, o di se stesso, costituiscono un fatto scultoreo minimo, su cui lo spettatore può intervenire nel modo più diretto e gratificante che esista, mangiando le caramelle o i cioccolatini. In questo semplice atto di socializzazione c'è un pathos quasi religioso ("prendete e mangiate, questo è il mio corpo"), che appare quanto mai appropriato per ccompagnare il pensiero della morte, un pensiero che si fa non tragico, ma fonte di atti di affettività verso l'altro. [Giorgio Verzotti, Arte contemporanea, Mondadori Electa editore]
Ora riesco ad apprezzarne la forza e la carica emotiva che pervade ogni singola caramella.
000 - Laboratorio Italia
E' da tempo che riflettevo sulla possibilità/necessità di aprire una rubrica su CaffèArchitettura esplicitamente dedicata all'architettura italiana contemporanea. Riflettere sullo stato di salute di una produzione in bilico tra le facili, esaltanti, temporanee, illusioni di stati di grazia e l'opposta, scura vena di pessimismo che pervade la critica contemporanea non appena si confronta la banalità delle proposte italiane con i più virtuosi e appariscenti progetti internazionali, credo sia un atto dovuto all'interno di un blog coscientemente aperto alle proposte che giungono oltre confine ma che contemporaneamente fin ora non ha mai nascosto, seppur con le dovute riserve, un apprezzamento del tutto sincero e motivato all'impegno progettuale ed ai risultati raggiunti dagli architetti italiani.
Una rubrica presuppone un impegno serio, concreto e costante nel tempo, ed è con questo spirito che in Laboratorio Italia - titolo preso a prestito dalla rivista d'Architettura a sottolineare da un lato la validità della linea editoriale intrapresa dalla giovane rivista, e dall'altro l'affinità che lega le due iniziative - desidero osservare e seguire, in misura certamente non disinteressata, architetti ed architettura italiana che, per motivi da definire di volta in volta attraverso l'affinamento di appropriati strumenti di valutazione, merita l'attenzione all'interno di un limbo vivacemente brulicante entro cui annaspano i giovani studi di architettura in Italia.
La questione degli strumenti di analisi certamente non è secondaria. Anzitutto bisogna stabilire in che modo analizzare l'architettura contemporanea italiana. Se si giudica con la mente infatuata dalla fascinosa produzione internazionale, è fuor dubbio che il ritardo e la debolezza dei progetti nostrani sminuisce lo sforzo della ricerca nazionale fino al limite della banalità con cui non pochi tentano di emulare senza alcuno sforzo critico e concettuale 'le nobili gesta dello Star Sistem'. In questo modo lo stato depressivo è immanente. Se si esamina lo stato dell'architettura italiana consci dello scenario economico e politico, sociale e culturale - da sempre inestricabilmente legato ai destini dell'architettura di ogni luogo ed epoca - che regolano e governano lo scenario nazionale, ci si rende conto della vitalità e validità di linee di ricerca che, seppur faticosamente, emergono nel tempo.
Un simile approccio non equivale matematicamente a rinchiudersi entro i confini nazionali, in un fortino inespugnabile ed autosufficiente. Gli apporti esterni sono certamente salutari quando vengono criticamente vagliati. Semplicemente adattarli riconduce il problema alla serie di compromessi che inevitabilmente si devono accettare. E il genio umano può fare a meno dei compromessi.
VilLA MN - UN Studio

Apparentemente potrà sembrare un passo indietro rispetto alla più nobile e frustrante Mobius House. In realtà le due residenze realizzate da Van Berkel e Bos a distanza di circa un decennio l'una dall'altra dimostrano che nel rispetto delle operazioni geometriche lecite in architettura e nella semplificazione di concetti innegabilmente ricchi di potenzialità espressive si celano tutta una serie di possibilità concretamente indagabili.
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Conservazione del Moderno - La Torre-Capsula Nagakin
A quanto pare anche la Torre-Capsula Nagakin a Tokio di Kisho Kurokawa verrà demolita, dopo che gli attuali abitan- ti hanno mostrato una certa preoc- cupazione per l'amianto utilizzato nella costruzione in anni in cui di questo miracoloso materiale, praticamente infiammabile a qualsiasi temperatura, non si immaginava neanche la sua pericolosità per l'organismo umano.
Icona del movimento Metabolist sviluppatosi in Giappone negli anni '60-'70, sulla scia delle fantasie architettoniche degli Archigram e del gruppo Metabolist, la Torre-Capsula incarna il mito e la logica dell'abitare in cellule prefabbricate aggregate. Il complesso è costituito da due nuclei di accessi verticali, rispettivamente di 11 e di 13 piani, attorno ai quali si aggangiano le capsule sollevate da gru e saldate alla struttura primaria del connettivo verticale. Due tipi di capsule - differenziate unicamente dal tipo di accesso, centrale o laterale - sono state magistralmente articolate da Kurokawa realizzando tanto spazialmente quanto esteticamente quell'idea di città nello spazio che stimolava l'immaginario collettivo nei primi anni '70 (lo sbarco sulla Luna è di pochi anni precedente).
Kurokawa, con tutto il dovuto dispiacere, ha accettato l'ipotesi della demolizione a patto di ricostruire il complesso privilegiando il carattere primordiale del progetto, la flessibilità, sostituendo le vecchie capsule - letteralmente staccandole dalla struttura originaria - con delle nuove più adatte al vivere contemporaneo e sicuramente più salutari. Ma nonostante l'appello disperato lanciato da Kurokawa, giustamente interessato a preservare la sua opera, e nonostante l'iniziale appoggio di alcune organizzazioni achitettoniche del Giappone, la proposta di Kurokawa sembra sia al vaglio delle autorità locali ma sicuramente verrà archiviata. Gli addetti al piano di ripristino hanno liquidato la proposta sollevando dubbi sulla presunta capacità della struttura originaria di resistere ai terremoti.
Dinanzi a simili eventi, credo piuttosto tristi per gli architetti, non ci può che rammaricare. Ma non è questo il primo caso. E non sarà l'ultimo. La conservazione del Moderno è un problema che si pone ormai quotidianamente in qualsiasi angolo del mondo. Il progresso e la continua, impaziente, imperterrita ricerca del nuovo, della contemporaneità, il vizio della maniera, hanno prodotto una gran quantità di architettura fragile e difficilmente restaurabile. L'uso avventato di materiali di non provata consistenza e durata aggravia il tutto. E se a ciò si aggiungono le logiche di mercato che irrompono violentemente laddove si palesa la possibilità di nuovi guadagni e senza molti scrupoli di coscienza decidono della sorte di molta architettura del Moderno, lo scenario è ancora più cupo. Non è un caso, infatti, che il progetto di ricostruzione sull'area attualmente occupata dalla Torre-Capsula , in fase di approvazione - quello presentato da Kurokawa resta una romantica proposta - prevede un aumento della superficie coperta del 60 per cento rispetto a quella originaria.
La Torre-Capsula Nagakin si appresta quindi a diventare uno di quegli edifici che possiamo vedere solo per foto. Il suo destino si aggiunge a quel folto gruppo di architetture illustri che per i più svariati motivi - strutturali ed economici anzitutto - sono state irreversibilmente abbattattute. A differenza dei suoi illustri predecessori però, la Torre-Capsula verrà demolita nonostante sia stata progettata prevedendo l'intercambiabilità degli elementi abitativi - flessibilità nel tempo e nello spazio - e dopo soli 36 anni di onorato servizio.
Notizia tratta da Architectural Record
Mies van der Rohe Awards - Mansilla + Tunon
Giunto alla IV edizione, il prestigioso premio istituito dalla fondazione Mies van der Rohe dell'edizione 2007 è stato assegnato allo studio Mansilla + Tunon per la categoria 'Awarded Work' e allo studio Bevk Perovic arhitekti per la categoria 'Emerging Architect Special'. E l'architettura italiana? Apparentemente la domanda non ha senso, ma se proviamo ad utilizzare la manifestazione - che una sua importanza l'ha acquisita a livello mondiale nonostante la sua giovane età - come termometro per misurare il livello qualitativo della produzione architettonica italiana, il quadro che ne emerge è tutto sommato apparentemente incoraggiante. Nonostante tra i progetti finalisti non compaia nessun progetto realizzato in Italia, ne tantomeno architetti italiani, tra i progetti segnalati vi sono l'asilo per il Campus GlaxoSmithKline di Antonio Citterio realizzato a Verona, l'onnipresente Fiera di Milano di Fuksas a Milano, e il Lido di Caldaro di next ENTERprice. Apparentemente incoraggiante perchè, pur astraendo dalla qualità architettonica degli interventi selezionati, se si confrontano tali risultati con quelli ottenuti, nell'ordine, da Spagna, Germania, Francia e Paesi Bassi, risalta il gap che ci divide da queste realtà, alcune delle quali anche in evidente crisi da qualche anno a questa parte.
Più deprimente è l'analisi della giuria, quella ufficiale, chiamata a giudicare, in cui non compare nessun italiano. Sintomo di un potere giudicante ben al di fuori dei confini italiani? Sintomo dell'assenza di cultori della materia in grado di farsi onere di spingere l'architettura italiana fuori dalle pagine patinate delle centinaia di riviste nostrane? Probabilmente lo stato d'emergenza della cultura architettonica italiana è dovuto anche a questo.
Termino con il citare i nomi degli 'Experts' di casa nostra: Stefano Boeri, Marco Brizzi, Pippo Ciorra, Luca Molinari, Fulvio Irace.
Apparte queste considerazioni che nascondono una lieve vena di romanticismo nazionalistico, il museo Musac a Lione merita a mio giudizio un riconoscimento nel panorama architettonico contemporaneo, non fosse altro che per la freschezza di soluzioni approntate in un progetto che nulla ha da invidiare ai più fastosi e svolazzanti musei delle Archistar. [ Vedi scheda Musac in Leon... ]
Il condominio - J.G.Ballard

In un'area residenziale di Lon- dra vengono realizzati cinque grattacieli in grado di ospitare una comunità di duemila persone ciascuno. Nel primo ad essere completamente colonizzato si succedono nel giro di pochi mesi una serie di eventi completamente, o quasi, ignorati inizialmente sia dai suoi progettisti che dai residenti che vi hanno acquistato un appartamento.
Nonostante i residenti formino nel complesso una classe sociale piuttosto omogenea, la stratificazione verticale all'interno dei quaranta piani che costituiscono l'edificio determinano una piramide sociale in cui gli stessi inquilini si riconoscono tristemente suddivisi. 'Quello che più faceva arrabbiare Wilder, della vita nel suo condominio, era il modo in cui un insieme apparentemente omogeneo di professionisti ad alto reddito si era strutturato in tre campi disuniti ed ostili. Le vecchie suddivisioni sociali, basate su potere, capitale ed egoismo, si erano riaffermate anche lì come in qualsiasi altro posto'. Vengono cosi a crearsi tre gruppi sociali e internamente solidali uniti da comuni interessi e bisogni, la cui appartenenza è rigidamente stabilita dalla stratificazione verticale dei piani. 'Di fatto, il grattacielo si era già diviso nei tre gruppi sociali classici, la classe inferiore, la classe media, la classe superiore. Il centro commerciale del decimo piano costituiva un chiaro confine fra i nove piani più bassi, con il loro "proletariato" di tecnici cinematografici, hostess e gente simile, e il settore mediano del grattacielo, che andava dal decimo piano alla piscina e alla terrazza-ristorante del trentacinquesimo piano. I due terzi del piano formavano la sua borghesia, costituita da membri delle professioni, egocentrici ma sostanzialmente docili. [...] Puritani in grado di disciplinarsi da sè, avevano l'alto grado di coesione di coloro che desiderano ardentemente piazzarsi secondi. E c'era poi l'elité che occupava gli ultimi cinque piani dell'edificio. E' questa elité che più o meno esplicitamente determina ed impone le regole all'interno dell'edificio, che però malvolentieri vengono accettate dai piani inferiori convinti di aver acquistato insieme all'appartamento tutti quei servizi attivi all'interno del grattacielo compresi quelli privatizzati fraudolentemente dai piani superiori. Iniziano cosi sensi di rivalsa verso i piani superiori che degenera velocemente e in modalità sempre meno contrallabili, portando ad un progressivo isolamento della comunità dall'ambiente esterno, sempre più chiusa entro i suoi quaranta piani, e ad un ritorno al primitivismo cui tutti gli inquilini masochisticamente felici si abbandonano scatenando liberi i propri istinti primordiali regressi. [Viene a mancare l'elettricità ed è la fine della civiltà la metamorfosi da paradiso a inferno, la nascita di clan rivali, il via libera a istinti primordiali e violenza. Il condominio, con i piani inferiori destinati alle classi inferiori, e dove via via che si sale in altezza si sale anche di gerarchia sociale, si trasforma in un incubo. Paolo Lagorio]