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postato da MoffaLuigi
sabato, 16 giugno 2007

   Svecchiare le Università italiane - Senatori della cultura  

Svecchiare le università italiane? A quanto pare nulla di più arduo si può chiedere in Italia. L’età media dei professori ordinari è di 58,7 anni, stabile rispetto a otto anni fa; quella degli associati è di 52 anni, stabile anch’essa; l’età media dei ricercatori è di 45 anni, in aumento di circa un anno rispetto al 1998.

Anzitutto bisogna stabilire se, quando e quanto la demografia del personale docente può influire sulla qualità formativa degli studenti della nuova generazione. L’equazione non è totalmente generalizzabile in quanto a seconda del contesto culturale in cui si opera, dell’attività del docente fuori dall’ambiente universitario, della personale propensione al sistematico aggiornamento, si determina una scala di valori di cui in certa misura bisogna pur tener conto. Nonostante ciò è innegabile che la velocità del continuo mutare della società contemporanea, veicolata dall’esponenziale sviluppo di tecnologia a tutti i livelli, edifica un ambiente all’interno del quale le nuove generazioni - che vivono tali mutamenti sulla base dell’esperienza quotidiana personale – risultano indubbiamente le più propense a ricevere i nuovi stimoli ed a traslarli in validi campi di ricerca.
Proiettando simili osservazioni sul campo più ristretto dell’architettura, ci chiediamo come possono professori di veneranda età e, nel migliore dei casi, di stimatissima cultura, insegnare una disciplina progettuale che attualmente si basa su fenomeni, tecniche, e cultura, totalmente rivoluzionati rispetto a soli venti anni fa. In particolare l’uso delle tecnologie informatiche, che i nostri cari professori non posseggono neanche in minima misura. Ridicoli fino al punto di mostrare vivo entusiasmo verso le potenzialità di presentazione di power point, ignorando qualsiasi nozione di modellazione tridimensionale, che sempre più prepotentemente gestisce ed indirizza la progettazione. Lontani dalle contemporanee logiche di mercato che influiscono più di ogni altro fattore sul prodotto finale. Lontani anche dall’esperienza di cantiere che sovente caratterizza la stragrande maggioranza dei professori di progettazione che da decenni non mettono su un mattone. Per non parlare poi della comune repulsione nei confronti delle ricerche contemporanee, cosi lontane dai loro presupposti formativi, obsoleti ed inadeguati alla ricerca attuale. Bisogna ritenersi fortunati se i riferimenti giungono fino a Mies e Le Corbusier, in ogni caso sempre non oltre la seconda guerra mondiale.

Interessi corporativi, sistemi di reclutamento e pressoché nulla competizione, impediscono a tutti i livelli il ricambio generazionale, l’agognato passaggio del testimone, lasciando le nostre facoltà - quelle per cui noi paghiamo salatissime tasse in cerca di un adeguata preparazione – nelle mani di mestieranti parolieri che tengono alla poltrona più di una dignitosa pensione.

Il fenomeno è sotto gli occhi di tutti, ma il potere è difficile da affrontare a viso aperto. Detiene le chiavi del palazzo, prepotentemente armato contro eventuali attacchi esterni. Nell’Olimpo della cultura architettonica italiana non sono ammesse intrusioni sgradite che minerebbero la compattezza interna. Nel limbo si agitano malumori e velati dissensi, incapaci di organizzarsi in caparbia resistenza. E fino a quando l’1% dei docenti universitari ha meno di trent’anni, e il 16,5% ne ha meno di quaranta, la repressione accademica può legittimamente affidarsi alla maggioranza in forza.
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Fonte dei dati: Cnvsu
Indagine del Il Sole-24 Ore, 28 aprile 2007



Pubblicato su AiP - Architettura in Progress di Marco Calvani

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categoria : dibattito

postato da MoffaLuigi
lunedì, 11 giugno 2007

002 Laboratorio Italia - Nuovo Complesso Universitario Roma Tre

Raffinato ed elegante, il Nuovo Complesso Universitario Roma Tre progettato dallo studio SPSK+ si inserisce nel saturo tessuto urbano romano, qualificando un area che, degradata dalla presenza di un edificio scolastico dismesso e fatiscente, riconquista la potenziale vocazione di perno, di cerniera del lotto, fondendo il carattere essenzialmente didattico e introspettivo proprio della tipologia scolastica con l'aggiunta di spazi e servizi pubblici messi a disposizione della cittadinanza.
Motivi di ordine economico - 1350 euro/mq il costo proposto a base d'asta - hanno veicolato l'intero iter progettuale determinando tanto le soluzioni morfo-tipologiche quanto l'immagine dell'edificio. Nel rigoroso rispetto delle esigenze funzionali del programma, il complesso è scandito dalla tripartizione degli edifici che lo compongono, organicamente collegati tra di loro, ognuno dei quali si configura in maniera autonoma sia volumentricamente che funzionalmente:
- l'attività didattica si svolge all'interno del blocco delle aule e della biblioteca, fulcro del progetto, edificio planimetricamente preponderante;
- l'attività di ricerca è concentrata in un edificio a stecca, che occupa la parte terminale del lotto e che contiene le aule-laboratorio e gli studi;
- mentre un terzo volume dalla pianta irregolare, posizionato in punta alla lunga stecca ad arginare e ricompattare la violenta spinta che questa promana e culminante nella plastica scala esterna, simbolo urbano dominante, ospita i servizi generali, la caffetteria e lo spazio espositivo, all'interno dei quali si svolge la delicata interazione tra residenti e studenti della Facoltà di Economia.




Se l'edificio destinato agli spazi della ricerca si confronta direttamente con il contesto residenziale circostante, assumendo carattere di autonoma definizione spaziale in un vivace e dialettico confronto con l'ambiente urbano in cui si inserisce, la limitata altezza del nucleo centrale destinato alla didattica correva il rischio di essere letteralmente schiacciato dallo skyline del quartiere. Nasce quindi la necessità di caratterizzarne morfologicamente la copertura optando per una superficie curva che solidamente infissa sul suolo nella parte tergale, avvolge docilmente l'intero volume sino a librarsi nell'agile aggetto del prospetto anteriore che chiude su se stesso l'edificio. L'impatto percettivo prevalentemente dall'alto che si ha della copertura da parte dei residenti dell'area giustifica e avvalora una scelta compositiva forte, determinante l'immagine dell'edificio, e che sancisce quel felice connubio che lega nel progetto scelte squisitamente estetico-architettoniche (seppur geometricamente non del tutto originale, vedi il confronto con la copertura dei Nuovi uffici di TiFS Ingegneria progettati dallo Studio Architetto Mar) con le esigenze di alta rappresentatività dell'intervento, sempre nell'ottica di una buona e funzionale architettura a basso costo.

  
 Studio SPSK+                                                 Studio Architetto Mar
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categoria : laboratorio italia

postato da MoffaLuigi
sabato, 09 giugno 2007

 

   Richard Serra al MoMA  
   SCULPTURE: FORTY YEARS  

Dal 3 giugno al 10 settembre sono in mostra presso il MoMA sculture di Richard Serra. Dai primi esperimenti risalenti alla metà degli anni '60, fino ai vortici ellissoidali del primo decennio del 2000, Richard Serra indaga potenzialità spaziali lavorando sulla psicologia umana della percezione dello spazio, attraverso una lunga ricerca di ben quarant'anni.
Sul sito del
MoMA sono visibili immagini e video dell'installazione, e un'intervista all'autore.
Vedi le immagini...

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categoria : mostre ed eventi

postato da MoffaLuigi
giovedì, 07 giugno 2007

   Zaha Hadid - Works on paper  

Pierres Vives, Montepellier, France, 2002-ongoing, Card relief in plexi box, 60,5 x 120,5 x 25 cm

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