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Parola di ...
Charles Batteux
Ci lamentiamo sempre della moltitudine delle regole: esse ostacolano nello stesso modo sia l'autore che vuol comporre, sia l'amatore che vuol giudicare.
Le regole si sono moltiplicate mediante le osservazioni fatte sulle opere; esse devono semplificarsi riconducendo queste stesse osservazioni a dei prìncipi comuni. Imitiamo i veri fisici che accumulano esperienze e poi fondano su queste un sistema che le riconduce ad un principio.
Siamo molto ricchi di osservazioni: è un patrimonio che si è ingrandito di giorno in giorno, dalla nascita delle arti fino a noi. Ma questo patrimonio cosi ricco ci ostacola più che servirci. Si legge, si studia, si vuol sapere: tutto sfugge, perchè ci troviamo dinanzi a un numero infinito di parti che, non essendo in alcun modo legate tra loro, costituiscono una massa informe, piuttosto che un corpo regolare.
Tutte le regole sono rami che provengono da uno stesso tronco. Se risalissimo alla loro origine, scopriremmo un principio abbastanza semplice per essere colto con immediatezza, e abbastanza ampio per assorbire tutte le piccole regole particolari, che è sufficiente conoscere mediante il sentimento e la cui teoria non fa altro che turbare lo spirito, senza illuminarlo. Questo principio fisserebbe immediatamente i veri geni e li libererebbe da mille inutili scrupoli per sottometterli a una sola legge sovrana che, una volta ben compresa, sarebbe il fondamento, il compendio e la spiegazione di tutte le altre.
[Da: Le Belle Arti ricondotte ad un unico principio, di Charles Batteux, Parigi 1746]
Ugo Foscolo Questa università (come saranno, pur troppo, tutte le università della terra!) è per lo più composta di professori orgogliosi e nemici fra loro, e di scolari dissipatissimi. Sai tu perchè fra la turba de' dotti gli uomini sommi son cosi rari? Quello istinto ispirato dall'alto che costituisce il G
[Da: Ultime lettere di Jacopo Ortis, edizione definitiva 1817]
Travelling Exhibition Pavilion for Chanel

Quando l’architettura incontra il mondo della moda. Negli ultimi anni si è intensificato il rapporto che lega i due mondi cosi apparentemente distanti, nella definizione di una tipologia in continuo mutamento e dai caratteri mai definiti, ne definibili, programmaticamente. I ricchi atelier mondani commissionano edifici di rappresentanza alle archistar più in voga, allo scopo di massimizzare l’attenzione delle masse, istituzionalizzando la firma in un edificio che evochi contemporaneità. E’ un felice connubio laddove da un lato, le multinazionali della moda, investono copiosi capitali per un ritorno di immagine che alimenta il fascino della firma incentivando il conformismo abbietto e la sua globalizzazione, e dall’altro la possibilità di grandi mezzi economici per produrre quell’inebriante quanto accattivante sensazione di contemporaneità, depurata da qualsiasi vincolo inerente funzioni, soluzioni climaticamente ecocompatibili, e limiti economici.Sono questi i templi della moda, ambienti in cui il fashion, fino al limite del feticcio, intrappola il gusto personale entro canoni comunemente accettati, e pagati a caro prezzo, valutati in base al prestigio della firma.
Il progetto di Zaha Hadid commissionato da Chanel sfugge alla logica imperialistica del capitalismo contemporaneo. Il Travelling Exhibition Pavilion for Chanel è essenzialmente un padiglione temporaneo, che dopo essere stato ospitato dalle maggiori metropoli del mondo – Hong Kong, Tokyo, New York, Londra, Mosca e Parigi – sarà demolito nel 2010, quando 18 artisti internazionali avranno esposto le proprie installazioni. Il connubio si moltiplica e si complica nella fitta trama delle relazioni che all’interno di uno spazio fluido per il pubblico, per la città ed all’interno della città, mescola design, arte, architettura e moda, allineando Chanel con l’arte contemporanea e il design. Il messaggio pubblicitario, quindi, passa attraverso l’incentivazione dell’arte contemporanea resa facilmente accessibile ad un pubblico eterogeneo incuriosito dal padiglione che tenta di reinventare la nozione di galleria espositiva. Il padiglione è stato realizzato in fibra di vetro bianco lucente, con gli elementi strutturali – di volta in volta montati e successivamente rimossi – che non superano la larghezza di 2,25 metri, alla luce delle esigenze del trasporto marittimo. E questa peculiarità del padiglione di essere oltre che demolito fra qualche anno, anche smontabile e rimontabile, ne spiega la struttura architettonica costituita da una serie di elementi a forma di arco. Il padiglione occupa una superficie di 29m x 45m per un totale di 700 mq. L’altezza è di 6m, con il pavimento sollevato di un metro rispetto al livello del pavimento della piazza che lo ospita.