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Pittori in trincea
Si è da poco conclusa presso la Sala delle Mostre dell’Archivio di Stato di Firenze la mostra ‘Pittori in trincea’, curata da Giovanni Faccenda. Ognuno dei diciannove artisti invitati hanno esposto cinque delle loro opere più significative prodotte negli ultimi due anni.
La selezione degli artisti e l’introduzione al catalogo per mano di G. Faccenda, chiariscono sin da principio l’ambito disciplinare e l’orientamento artistico che la mostra circoscriveva. Il titolo di questa mostra poteva anche essere ‘Gli abbandonati della pittura’. Abbandonati, naturalmente, non dal pubblico e dai collezionisti, per fortuna; piuttosto da una categoria di critici, a cui purtroppo fanno capo istituzionalizzate manifestazioni, nelle quali passano per opere d’arte biciclette arrugginite appoggiate al pavimento, preservativi accumulati, contenitori di sangue animale arroccati l’uno sull’altro…Nel regno del discutibile, molti di quelli che non sapevano tenere una matita o un pennello in mano hanno finalmente trovato pretestuose vie d’affermazione: quanto di più artificioso dovrebbe essere aborrito al cospetto di un opera d’arte, al contrario è diventato per loro, e per certi curiosi parvenu della critica, il traguardo più ambito da raggiungere. […] In antico, le opere d’arte risultavano difficili da fare e facili da capire; oggi, invece, avviene esattamente l’opposto. L’attacco è secco e diretto a quelle forme d’arte che dalla metà del secolo scorso hanno aperto nuovi orizzonti all’interno della sempre più eterogenea sfera dell’arte, investendo un vasto repertorio di opere ed artisti. In particolare l’accusa colpisce i Nouveau Realisme, l’Arte Povera, ma anche l’Arte concettuale, Minimalista. Tutta quella produzione che si distacca vivacemente dalla disciplina imposta dal cavalletto. Disciplina e mestiere, disegno e pittura, appaiono come le sole ad essere in grado di reggere un giudizio critico e fondato di valori storicamente affermati. In realtà sta proprio qui la debolezza di tale critica. Ciò che manca ancora oggi a quella vasta produzione artistica, che include la bicicletta arrugginita appoggiata al pavimento, è una scala dei valori, un metodo di analisi critica inopinabile, o almeno comunemente approvata, che renda lecito un giudizio obbiettivo dell’opera d’arte. Mentre metodi e modelli di giudizio sulla pittura sono stati discussi e teorizzati nel tempo, forme d’arte contemporanee soffrono la debolezza, o nel peggiore dei casi la mancanza, di parametri di riferimento. E cosi si corre il rischio che Faccenda avverte come globale - ma che in realtà si può limitare nel momento in cui nelle pubbliche amministrazioni si preveda una figura intellettualmente idonea – di spacciare per arte tutto ciò che di strano, ambiguo, o discutibile viene offerto da artisti dell’ultima ora.
Più cauto e misurato è invece l’intervento di Nicola Nuti, che riscontra come la pittura, nonostante il rapido avvicendarsi di modi e mode, mantenga il suo campo d’interesse per lo meno stabile nel tempo, riuscendo ancora con disinvolta autorevolezza a raccontare la storia dell’uomo. Lo stato parziale di emarginazione dell’immagine dipinta, e più in particolare della figurazione, a cui si fa riferimento nel titolo di questa mostra, è una condizione molto indefinita, dal momento che il mercato, più che il gusto, si è spostato verso autori di formazione concettuale, performativa o astratta, che garantiscono stabilità di quotazioni in fascia alta per l’impiego profuso dai grandi mercanti e dalle multinazionali in Europa e in America. Pittori in trincea quindi, per ragioni di mercato ancor prima che di gusto.
Nonostate le vivaci premesse, il gruppo degli artisti raccolti intorno all'evento espositivo non presenta quei caratteri di omogeneità che ci si poteva aspettare. In particolare si distinguono alcuni artisti per l'esperienza sensoriale legata alle loro opere
G.Bellini - Why not?, 2005 - Olio su tavola, cm69x75
Ciò che definisce la musica è il nostro modo di ascoltare e di "guardare". La musica assieme al corpo femminile sono sempre stati per me, fonti d'ispirazione. La sua melodia, la sua silhouette, le linee, il contorno, la sinfonia, il volume, la testura della pelle danno un fascino che, insieme ai movimenti e l'espressione, seduce ed evoca anche sentimenti contradditori.
Con la mia rappresentazione cerco di mettere in mostra senza riserve tutta la bellezza dei corpi e della musica, che ci permettono attraverso i sensi, di capire le nostre sensazioni e fantasie aprendo gli occhi della mente.
Spero quindi, con questo mio lavoro di "assemblaggio" musica-corpo, di stabilire un dialogo di sguardi e sensazioni tra il quadro e l'osservatore provocando complicità e riflessione. G.Bellini
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Lucia Ghetto - Traccia di luce, 2006 - Olio su tavola, cm60x70
Le opere di Lucia Ghetto affascinano tanto per il contenuto quanto per la grafica e le tecniche utilizzate. Anzitutto il supporto prevede una lavorazione - quasi maniacale - per nulla secondario al gesto pittorico vero e proprio. Al limite tra la pittura su tela e l'affresco, L.Ghetto spande sul supporto un leggero strato di malta ruvida al tatto ed alla vista. Appaiono piccoli scorci frastagliati in rame e talvolta tasselli di mosaico riccamente decorati, o unicamente la loro impronta sulla malta. Sembra quasi che l'incuria della preservazione ed il tempo scalfiscano la bellezza della donna ritratta. Donne seducenti riempiono la scena in attesa di un evento, guardando verso l'alto come in questo quadro. Altre volte dormono sopite tra candide lenzuola. Nel sostrato narrativo di una figurazione arricchita da varie desinenze classiche, riecheggia il diario autobiografico di un artista portata a indagare pulsioni e inquietudini interne a una intimità domestica che si manifesta con apparente monotonia.
Laura Aprile - Nella mente di Andrea, 2006 - Olio su tela 80x80cm
Nelle tele di Laura Aprile soggetto ricorrente è la donna, ritratte in età matura, elegantemente vestite con abiti succinti e vivacemente colorati. Gli effimeri sfondi ed ambientamenti esaltano i colori purpurei degli abiti indossati e la carnagione mediterranea delle donne ritratte. Una particolarità risalta immediatamente: in tutte le tele di L.Aprile il soggetto non appare completamente. Il viso, la parte più espressiva del corpo, è nettamente tagliata senza mai mostrare gli occhi. L'attenzione si ferma allora sul corpo della donna, quasi a voler descrivere uno stato contemporaneo che vede nel culto della bellezza, e nell' adorazione del corpo della donna, l'unico modello di valutazione nella società moderna. Le tele che L.Aprile ha dipinto durante una lunga e operosa stagione creativa giacciono silenti al cospetto di occhi che cercano altri occhi. Occhi che non ci sono. Occhi che avrebbero potuto rivelare profondità intime e score verità taciute, adesso, con il concorso della pittura.
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