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Prestinenza Dal Co e le critiche di mercato
Ogni giorno che passa il web si sta dimostrando il luogo ideale della più genuina critica architettonica. Ben lungi dalle logiche di potere imperanti all'interno delle redazioni delle riviste cartacee, immune dai circoli accademici, ed in contrapposizione al tacito accordo di non lesionarsi vicendevolmente sapientemente concertato dai vertici del potere, non è raro imbattersi tra un sito e l'altro in veri e propri saggi critici che con una violenza di antico sapore razionalista attaccano l'architetto o l'architettura di turno, il mito o l'assunto di un dato periodo.
E' cosi che al ritorno dalle vacanze pasquali mi sono imbattuto nell'ultima perla di Prestinenza Puglisi: I guai di Tafuri. Prestinenza Puglisi non è nuovo a simili uscite. Di certo non vi sono passati indifferenti il coraggioso attacco frontale alle teorie di Heidegger, o le più umane stroncature a Rafael Moneo, a Gregotti, alla Darc...
I guai di Tafuri rappresentano un'altrettanta presa di posizione ferrea, che demolisce senza troppi giri di parole l'opera teorica e critica di uno dei più influenti critici dell'architettura italiana operanti in Italia dal dopoguerra ad oggi. Personalmente sarei stato piuttosto cauto nell'affermare che dietro il presunto rigore e la presunta costruzione teorica si celava una pochezza disarmante di concetti, spesso confusi ma presentati con un linguaggio esoterico che li spacciava come profondi, secondo una moda tipica di quegli anni [anni '70 ndr]. Ma in un paese civile e democratico, ognuno ha il sacrosanto diritto di esprimere la sua opinione. Ammetto che il linguaggio lezioso e raffinato di Tafuri troppo spesso imbriglia la mente, la sua innnervosente prosa mette a dura prova concentrazione e sistema nervoso, e che a volte non giunge alla chiusura di un concetto, di un discorso. Condivido il richiamo alla chiarezza critica alla forza delle idee e non al latinorum delle note dotte e delle citazioni astruse. Ma da qui a sentenziare l'inefficacia del metodo tafuriano, la pochezza disarmante dei suoi concetti, l'infondatezza delle sue tesi, che riusciva a renderle apparentemente inattaccabili perché sempre sufficientemente vaghe, polisense e inverificabili, credo sia una forzatura piuttosto gratuita che ha come obbiettivo il 'nemico' dichiarato già da tempo.
Il nemico in questione è Francesco Dal Co ovviamente. E non è un caso se l'articolo di Prestinenza Puglisi coincida con la pubblicazione sull'ultimo numero di Casabella di Vittorio Gregotti, anch'egli fresco di stroncatura. Frencesco Dal Co è il discepolo prediletto di Tafuri, e data l'inefficacia della critica direttamente rivolta al direttore di Casabella, stancamente rimpastata attraverso la PressS/Tletter, il bersaglio si sposta sul maestro nella speranza di smuovere una seppur minima e flebile reazione. In realtà Dal Co e company restano piuttosto indifferenti alle critiche di mercato di Prestinenza Puglisi che pur di fare audience non lesina a pubblicare su presstletter.com la sua corrispondenza privata con Renato De Fusco. Da che mondo è mondo i contatti epistolari tra gli architetti sono rimasti privati e nascono unicamente dalla volontà di confronto reciproco senza secondi fini di pubblicazione. Preciso che non trovo niente di male nel voler pubblicare la propria corrispondenza privata, ma la questione mi sa troppo di fine pubblicitario fin dagli esordi.
Come dicevo inizialmente, Prestinenza Puglisi non è nuovo a simili trovate, ma scomodare fin'anche Manfredo Tafuri per questioni di immagine e di illustri contatti per arricchire la sua presS/Tletter, provocando il nemico giurato, credo sia un abuso che un critico con al seguito un buon numero di studenti - ragazzi alle prime armi - non dovrebbe permettersi.
