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Travelling Exhibition Pavilion for Chanel

Quando l’architettura incontra il mondo della moda. Negli ultimi anni si è intensificato il rapporto che lega i due mondi cosi apparentemente distanti, nella definizione di una tipologia in continuo mutamento e dai caratteri mai definiti, ne definibili, programmaticamente. I ricchi atelier mondani commissionano edifici di rappresentanza alle archistar più in voga, allo scopo di massimizzare l’attenzione delle masse, istituzionalizzando la firma in un edificio che evochi contemporaneità. E’ un felice connubio laddove da un lato, le multinazionali della moda, investono copiosi capitali per un ritorno di immagine che alimenta il fascino della firma incentivando il conformismo abbietto e la sua globalizzazione, e dall’altro la possibilità di grandi mezzi economici per produrre quell’inebriante quanto accattivante sensazione di contemporaneità, depurata da qualsiasi vincolo inerente funzioni, soluzioni climaticamente ecocompatibili, e limiti economici.Sono questi i templi della moda, ambienti in cui il fashion, fino al limite del feticcio, intrappola il gusto personale entro canoni comunemente accettati, e pagati a caro prezzo, valutati in base al prestigio della firma.
Il progetto di Zaha Hadid commissionato da Chanel sfugge alla logica imperialistica del capitalismo contemporaneo. Il Travelling Exhibition Pavilion for Chanel è essenzialmente un padiglione temporaneo, che dopo essere stato ospitato dalle maggiori metropoli del mondo – Hong Kong, Tokyo, New York, Londra, Mosca e Parigi – sarà demolito nel 2010, quando 18 artisti internazionali avranno esposto le proprie installazioni. Il connubio si moltiplica e si complica nella fitta trama delle relazioni che all’interno di uno spazio fluido per il pubblico, per la città ed all’interno della città, mescola design, arte, architettura e moda, allineando Chanel con l’arte contemporanea e il design. Il messaggio pubblicitario, quindi, passa attraverso l’incentivazione dell’arte contemporanea resa facilmente accessibile ad un pubblico eterogeneo incuriosito dal padiglione che tenta di reinventare la nozione di galleria espositiva. Il padiglione è stato realizzato in fibra di vetro bianco lucente, con gli elementi strutturali – di volta in volta montati e successivamente rimossi – che non superano la larghezza di 2,25 metri, alla luce delle esigenze del trasporto marittimo. E questa peculiarità del padiglione di essere oltre che demolito fra qualche anno, anche smontabile e rimontabile, ne spiega la struttura architettonica costituita da una serie di elementi a forma di arco. Il padiglione occupa una superficie di 29m x 45m per un totale di 700 mq. L’altezza è di 6m, con il pavimento sollevato di un metro rispetto al livello del pavimento della piazza che lo ospita.
Kengo Kuma - Tsunagu: "connect"
Alcune immagini dell'istallazione di Kengo Kuma in mostra alla Triennale di Milano.
Il Mitsui Fudosan Residential ha in- caricato Kengo Kuma di progettare l'allestimento di uno spazio abitativo fondato sul concept "Connect home".
[...] Mitsui Fudosan Residential è nota in Giappone per la proposta di immobili all'avanguardia in termini di sicurezza, ecologia ed armonia con l'ambiente naturale e con il design. Per sottolineare il coté design dei grattacieli del complesso residenziale Park Homes, Mitsui si è rivolta al noto architetto giapponese Kengo Kuma, affidandogli la direzione progettuale del "Connect Home". Fulcro della casa diventa il legame tra le stanze, le persone, l'esterno e l'interno, l'oriente e l'occidente per creare spazi abitativi ricchi di contenuti. Il concept della casa Connect, pur non essendo pensato come modello abitativo tout-court, da applicare in toto, rappresenta un punto di partenza o comunque un indicazione per nuovi elementi di architettura da inserirsi nel complesso di Park Homes.
Oltre a Kengo Kuma, il progetto vede coninvolti Kenya Hara, noto per la sua collaborazione grafica con Muji e lo studio italiano di architettura di
[ Corsivo tratto dal comunicato stampa sul sito della Triennale di Milano]
VilLA MN - UN Studio

Apparentemente potrà sembrare un passo indietro rispetto alla più nobile e frustrante Mobius House. In realtà le due residenze realizzate da Van Berkel e Bos a distanza di circa un decennio l'una dall'altra dimostrano che nel rispetto delle operazioni geometriche lecite in architettura e nella semplificazione di concetti innegabilmente ricchi di potenzialità espressive si celano tutta una serie di possibilità concretamente indagabili.
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Zaha Hadid - Dancing Towers a Dubai
In quel capitolo dell'architettura contem- poranea del tutto autonomo e affascinante che occupa da ormai un quindicennio la città di Dubai, trovano posto le tre torri progettate da Zaha Hadid, definite Dancing Towers per la loro particolare con- formazione. Queste si inseriscono nello skyline della città, in bilico tra audacia strutturale e gestualità compositiva coerentemente sviluppata dalla Hadid. Le tre torri sono unite due a due, alla base e alla sommità, ed inglobano uffici, residenze e alberghi.
Lungo il loro percorso ascenzionale le torri sono scandite da linee di flusso che fluidamente volteggiano nello spazio, increspandosi reciprocamente fino ad intersecarsi a quote tra loro diverse, al trentottesimo e al sessantacinquesimo piano.
Affine graficamente e compositivamente agli ultimi progetti di Zaha Hadid, le torri danzanti sembrano citare letteralmente la home page del sito dell'architetto. Quasi un simbolo, sicuramente una firma volutamente impressa nello scenario urbanistoco di Dubai. [ Immagini... ]
La relatività dei materiali - Kengo Kuma

Perché voglio sminuzzare i materiali e ridurli in frammenti minuti? Perché voglio scomporre la pietra, il bambù e la carta giapponese in particelle simili a lamelle? Perché voglio praticare in tutti i materiali un'infinità di fori?
Se sbriciolo i materiali e li suddivido in frammenti non è perché li odio, né perché trovo sgradevoli le loro qualità tattili; è, anzi, proprio per la ragione contraria: perché li amo. Se non li scomponiamo, non possiamo apprez- zarli in quanto materiali, né cogliere la loro vitalità.
Per quanto ricche siano le qualità tattili dei materiali, se appaiono come masse singole non li sento vividi, perché non cambiano espressione. Quando sono totalmente ridotti in particelle, i materiali diventano effimeri, come arcobaleni. Talvolta si presentano in modo definito come oggetti ma basta un momentaneo cambiamento di luce, o lo spostamento dell'osservatore, perché si disperdano immediatamente come le nuvole e si dissolvano come foschia. Le lamelle che sembravano formare un
muro diventano all'improvviso traspa- renti e scompaiono. Questa transi- torietà e fragilità è la loro essenza più intima.
[...] I materiali sono fragili ed effimeri, e i loro veri attributi emergono solo quando vegono frazionati. Una volta ridotti in particelle, cioè, essi diventano ingredienti in attesa di un'azione da parte dell'architetto. Non sono un risultato ma ingredienti dell'azione.
I materiali non possono avere dimen- sioni né eccessive né trascurabili. Se hanno dimensioni eccessive, diventano massa; se vengono ridotti in particelle troppo piccole, queste, una volta raggruppate insieme, tornano ad apparire come una massa unica; dunque perdono la loro transitorietà e cessano di essere ingredienti. Per questa ragione, occorre riflettere attentamente sulla dimensione delle particelle.
La loro dimensione deve essere determinata tenendo conto della distanza che intercorre tra esse e l'osservatore, della dimensione relativa delle altre particelle e della cornice visiva. Il fulcro centrale dei miei progetti è la scelta delle particelle e la definizione della loro dimensione e dei loro dettagli.
da 'Kengo Kuma. Opere e progetti.' A cura di Luigi Alini, Mondadori Electa
Lan Architecture - Local Architectural Network
Lan Architecture vuol dire Local Architectural Network, ossia Rete Locale d'Architettura. Ecco, è importante per noi esprimere l'idea di rete, intedisciplinarietà dell'architettura, nozione locale contestuale del progetto. [...] In più il nostro nome ha una fine dualità, la si scopre pronunciando d'un fiato lanarchitecture, l'anarchi-tecture. L'anarchia in francese vuol dire ovviamente l'anarchia. Senza sfondo politico la parola anarchia l'abbiamo utilizzata per indicare il 'continuo rimettere in questione le regole' ossia la mancanza di regole in quanto postulati. Per noi nel progetto non ci sono evidenze o assunti, tutto è il frutto di un continuo 'partire da zero'
[...]All'interno di questa specificità - tra l'altro piuttosto evidente in progetti apparentemente cosi diversi tra loro come il Trullo, un'abitazione per le vacanze estive realizzata in Italia, e le più recenti HM House e la Social Housing - passive house - si notano ad ogni modo una serie di elementi compositivi che, come accennavo poco fa, negli ultimi progetti realizzati dallo studio italo-francese si confermano come base linguistica in piena fase di maturazione. Volumi che si librano nello spazio per mezzo di notevoli sbalzi, fratture e piegature volumetriche, nonchè una ricercata smaterializzazione di quest'ultimi, sono chiari riferimenti ai maestri che i due progettisti dichiarano apertamente di seguire con particolare fascino e attenzione: Herzog & De Meuron per la coerenza, Jean Nouvel per l'eleganza, Renzo Piano per il genio.
Assadi+Pulido - Architettura contemporanea in Cile

La Serrano House è ubicata nei pressi di Santiago, in Cile, in una posizione altimetricamente rilevante. Essa sorge infatti ad una quota dominante rispetto alla città sottostante, variabile questa che ha determinato la configurazione spaziale ed estetica della fabbrica. A differenza della precedente Casa 20x20 totalmente aperta al paesaggio e permeata dall’esterno, la Serrano House è molto più introversa. In questo caso la vicinanza di altre residenze creava problemi di introspezione per cui il piano inferiore – una teca di vetro e struttura in acciaio simile alla Casa20x20 - è circondata da un ‘recinto’ che la protegge dall’esterno su tre dei quattro lati, mentre il piano superiore in aggetto, un parallelepipedo rivestito in lamelle di legno, sembra galleggiare a ridosso della collina. Il retro della casa è delimitato da un ulteriore parallelepipedo in calcestruzzo a vista che si sviluppa in altezza, costantemente inciso su tutti i lati da strette aperture longitudinali, che collega gli strati orizzontali. L’insieme della composizione si apre verso la vista panoramica rivolta ad ovest verso la città, che culmina in una nobile piattaforma pavimentata anch’essa in legno, un vero e proprio belvedere.

001 - On the Web
Santiago Calatrava online
Sul sito di Santiago Calatrava, dall'interfaccia chiara ed essenziale, si possono visionare numerose immagini delle sue opere realizzate. La produzione artistica dell'architetto-ingegnere spagnolo è rintracciabile all'interno del menu nelle due sezioni Projects ed Artwork. Il menu dei progetti è suddiviso in tre sezioni che inquadrano temporalmente i progetti. Mentre la sezione Artwork è suddivisa a sua volta in Painting, con affascinanti disegni di studio del corpo umano, Sculture, e Ceramics dove risalta la quasi ossessione del corpo umano e dei suoi movimenti.
Iterazione degli elementi strutturali, simmetria e accelerazioni aereodinamiche delle forme contraddistinguono la poetica di Calatrava all'interno del panorama architettonico internazionale. Rigorosamente ascrivibile al filone strutturalista con accentuati caratteri espressionistici, nonostante le sue opere siano intrise sin dagli esordi di elementi, materiali e tecniche proprie dello sviluppo tecnologico di fine secolo, Calatrava non scade nell'algido ed esasperante tecnologismo in cui invece declina troppo spesso la produzione architettonica contemporanea. Spesso definite sculture ancor prima che architetture, l'espressionismo strutturale diviene sintesi coerente di linguaggio ed immagine, prodotto finale destinato a sconvolgere il substrato cartesiano di quanti usufruiscono della sua architettura.
"Tra gli architetti più noti dell’ultima generazione, Calatrava ripropone in chiave personale un tema che non ha mai smesso di percorrere l’architettura moderna, quello strutturalismo che, dai primi decenni del ‘900, sulla scia di uno sviluppo tecnologico senza precedenti, ha pervaso a macchia d’olio la cultura visiva dell’occidente, instaurando un indissolubile legame tra mezzi espressivi e nuove performance tecniche sia dei materiali che delle modalità del loro utilizzo." [Saggio di Vilma Torselli]
"Mentre per i grandi architetti-ingegneri come Pier Luigi Nervi o Riccardo Morandi il momento espressivo ed estetico delle strutture è il punto di arrivo di una impostazione matematico-scientifica, Calatrava percorre il percorso inverso. Calcolo e conoscenza tecnica sono necessità di approfondimento di una vocazione che è tutta artistica. In un caso la forma è la sublimazione più alta del calcolo, nell'altro il calcolo è lo strumento per ottenere la forma."[Saggio di Antonino Saggio]
"Let's begin first with the question of the importance of the architect in society. Why does the architect matter, what is the architect's role?"[Intervista della BBC Radio - inglese]
“Il movimento dona una dimensione inedita alla forma. La fa sembrare una cosa vivente. Invece di immaginare un edificio come qualcosa di minerale, come una roccia, potremmo cominciare a paragonare un edificio al mare mosso dalle onde, oppure a un fiore i cui petali si aprono ogni mattina.”
Santiago Calatrava.[Calatrava in Italia]
Lezione tenuta da Santiago Calatrava a Reggio Emilia nel 15 dicembre 2005. L'intero intervento dell'architetto pubblicato suddiviso in 18 parti. La qualità video non è il massimo ma la lezione utile ed interessante. ["La realizzazione di un'idea: dal progetto al cantiere"]