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Richard Serra al MoMA
SCULPTURE: FORTY YEARS

Dal 3 giugno al 10 settembre sono in mostra presso il MoMA sculture di Richard Serra. Dai primi esperimenti risalenti alla metà degli anni '60, fino ai vortici ellissoidali del primo decennio del 2000, Richard Serra indaga potenzialità spaziali lavorando sulla psicologia umana della percezione dello spazio, attraverso una lunga ricerca di ben quarant'anni.
Sul sito del MoMA sono visibili immagini e video dell'installazione, e un'intervista all'autore.
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001 - Laboratorio Italia - Holland VS Italy
Nel folto gruppo di nomi che affollano lo scenario architettonico italiano contem- poraneo, iniziamo ad estrarne i primi, cogliendo l'occasione di una mostra inaugurata ieri a Roma dal titolo Holland- Italy.
I giovani cinque gruppi che nel- l'occasione rappresentano l'Italia sono: Beniamino Servino, gruppo A12, Baukuh, IAN+, Dogma.
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New York by Serge Mendijsky
La galleria d'arte contempora- nea Next Art gallery ad Arezzo ospita una mostra personale di Serge Mendijsky, artista francese nato nel 1924. Incoraggiato alla pittura da Picasso, evidenziando nel tempo influssi provenienti da Van Gogh e poi da Cézanne, è il Divisionismo a permettergli di esprimersi al meglio.
Manomettendo la primordiale imma- gine fotografica, Mendijsky fran- tuma lo scenario archetipico, ob- biettivo, in una serie di frammenti di spazio e di tempo che in seguito ricompone intrappolando nella rete delle fasce verticali momenti di stasi tra loro distanti.
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Lallalla - Alessandro Mendini e Roberto Remi 2007
Si è tenuta il 2 febbraio 2007 l'inaugurazione della mostra Lallalla all'interno della quale hanno esposto le proprie opere due artisti del calibro di Alesandro Mendini e Roberto Remi. L'evento ha dei precedenti storici. Infatti i due artisti avevano già presentato al pubblico aretino una mostra nel 1985, laddove Remi esponeva le proprie opere al fianco di graffiti di Mendini che ne esprimevano un pensiero. Mendini e Remi hanno tra l'altro collaborato nel 1999 al progetto del Teatro comunale della Bicchieraia, sempre ad Arezzo. Un rapporto, quindi, piu che ventennale, che lega i due artisti oltre una semplice amicizia, nel tempo di un fervido confronto.
La figura di Mendini è alquanto affascinante. Nasce a Milano nel 1931, laureandosi in architettura al Politecnico della stessa città. Inizia la sua attività nello studio di Nizzoli associati, al quale resta legato fino al 1970 quando il suo impegno progettuale si sposta verso impervi orizzonti teorici. dal '70 in poi comincia quel particolare periodo che lo vede direttore prima di Casabella, poi di Modo, ed infine di Domus. Il taglio critico e l'ambito disciplinare peculiare della sua direzione, è coerente con l'approccio poliedrico di Mendini al mondo dell'arte. Di fatto l'architetto, designer, pittore, scultore, travasa continuamente esperienze maturate all'interno delle singole discipline artistiche per giungere ad una unitarietà di teoria, linguaggio e stile, al punto che sarebbe impossibile oggi affrontare separatamente i diversi apporti dai cui traggono origine i progetti. Artista a 360 gradi quindi, la poetica è frutto di un felice connubio tra le varie espressioni artistiche. Considerato uno dei padri del postmodernismo italiano - si pensi ad esempio alla 'Poltrona Proust' vera icona di una sorta di iniezione dadaista nel progetto apparentemente saturo delle cosiddette 'sedute', manifesto postmoderno allo stesso modo di come era stato il manifesto della Modernità la sedia di Gerrit Rietveld [M.Meneguzzo] - insieme a Branzi e Sottsass rappresenta il principale teorico e promotere del rinnovamento del design italiano degli anni 80.
Alla mostra Mendini espone tele, sculture, architettura e la famosa Poltrona Proust. Quadri e sculture rappresentano un ossequioso omaggio alle avanguardie. Citazioni per nulla velate a Kasemir Malevic, in particolar modo alla produzione più 'popolare' dello stesso, ma anche disincantati richiami alle ricerche plastiche degli astrattisti olandesi. Il colore qui regna incontrastato nei sui giochi di fusione e opposizione, contrasti e sinergie. Vigila sul tutto un rigore formale afferente al mondo bidimensionale dell'immaginario, laddove forme geometriche euclidee si affiancano in tacito consenso a più elaborate curve sinuose. L'architettura è esposta nella sua più 'luccicante' versione. Cattura immediatamente i sensi il disincantato utilizzo del colore come valore aggiunto al tutto. Il rischio è il kitsch che purtroppo spesso non riescie ad evitare, appesantendo decorativamente l'insieme. Ne sono un esempio il Casinò di Arosa, la Villa Comunale di Napoli, in parte il centro natatorio a Trieste. Molto più apprezzabile invece, l'impegno nel campo del design, laddove Mendini evidentemente trae le maggiori soddisfazioni, e impegna le migliori energie.