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postato da MoffaLuigi
lunedì, 29 gennaio 2007

Parco della Memoria

Si sono da poco conclusi i lavori della giuria che hanno decretato vincitore il progetto frutto della collaborazione degli studi Sud’Arch-h di Santo Marra con NM arquitectos per la realizzazione del Parco della Memoria a San Giuliano di Puglia, luogo di una tragedia difficile da dimenticare.
E proprio per non dimenticare, il comune di San Giuliano ha deciso di destinare parte dei fondi ricevuti per la ricostruzione, alla realizzazione di un parco appunto nel pieno centro del piccolo paese, area della scuola Francesco Iovine crollata in seguito al sisma.
Il bando del concorso fissava l'attenzione su tre elementi fondamentali per preservare la memoria del tragico evento:
la conservazione del terrapieno con i relativi muri di contenimento ed i resti del pavimento della scuola Francesco Iovine, la creazione di uno o più spazi dedicati al raccoglimento e alla preghiera, l'integrazione nel progetto di un'opera d'arte commemorativa delle vittime.
Fondamentalmente un luogo di raccoglimento quindi, per non dimenticare, luogo del ricordo, luogo della speranza, luogo di raccoglimento individuale e della preghiera.
- Il Badget limitato (l'importo complessivo dei lavori non doveva essere superiore ad 1 milione di euro, costo massimo onnicomprensivo per la realizzazione del Parco della Memoria, inclusi i sistemi di sicurezza, di irrigazione e di illuminazione nonché l'acquisto di tutti i materiali, le essenza botaniche, gli elementi e gli arredi necessari alla migliore realizzazione del progetto)
- e le implicazioni di fondo dell'opera da progettare
hanno catturato particolarmente l'attenzione e per le premesse e per i risultati conseguiti.
Al concorso, di livello internazionale, hanno partecipato più di 200 gruppi di progettazione da 25 nazioni diverse. In numerosi progetti si può individuare l'affannosa ricerca del concept. La pratica del concept è quel particolare approccio al progetto, ormai consolidato nella cultura architettonica contemporanea, osmosi secondo cui un riferimento colto deve ad ogni costo fondare le successive scelte progettuali, pur di giustificare gesti altrimenti opinabili. Fedeltà al concept, al riferimento, colto o astruso che sia.

Ovviamente, per il concorso del Parco alla Memoria era necessario, se non obbligato un concept di fondo da cui partire, un riferimento che catturasse gli animi fragili delle persone coinvolte nella tragedia laddove si intende erigere un monumento alla memoria a tutti gli effetti. E da questo punto di vista il progetto decretato vincitore merita il plauso rivoltogli dalla giuria. “Gli alberi oscillano al vento. Gli alberi sono flessibili e si piegano, lasciandosi attraversare dal vento. Loro non combattono il vento. Quando il vento cala, riprendono la loro forma iniziale. Questo non è quello che fa l’uomo. Gli architetti costruiscono ponti e torri che stanno su contro il vento, con forza, con difficoltà, virilmente. E qualche volta crollano.” (Fiber Wawe - Makoto Watanabe) - Quasi a ricordarci che la natura va assecondata e non combattuta, quasi a ridimensionare la presunzione umana. Il concept è vincente e vale un concorso. Il progetto, fedele alla citazione, non rinnega un certo sarcasmo tecnologico laddove agli alberi citati si sostituiscono 500 giunchi di carbonio, ottenuti da materiali riciclati, che illuminano e scandiscono 15 percorsi di meditazione all’interno dell’area. Alle 30 vittime del sisma sono destinati altrettanti dischi di pietra e di luce commemorativi, per sancire l’individualità e la specificità i ogni individuo. Nasce così un luogo con più significati contemporanei, in dipendenza da chi vi entra. E' un luogo pubblico per il passante, di commemorazione astratta per il turista ma diviene luogo di forte valore spirituale e commemorativo per la gente coinvolta nella tragedia chiamata a testimoniare il dolore privato. [Link al progetto]

Sorte diversa è toccata al buon progetto “il cielo nella stanza” del gruppo capeggiato da Daniele Mancini. Difficilmente poteva competere con la forza del colto riferimento di Santo Marra, ma sicuramente altrettanto efficace nella sua funzione essenziale del ricordo, e della meditazione, da meritare evidentemente qualcosa di più del semplice riconoscimento. Il progetto menzionato prevedeva la realizzazione di un prisma rettangolare con la sommità interamente rivolta verso il cielo e la base – il pavimento della scuola crollata, la zona in cui sono stati estratti i corpi senza vita dei bambini - ricoperta da un leggero strato si acqua. Un recinto delimita lo spazio vuoto che è stato edificio per proteggere il necessario sentimento di assenza che si rinnova nel quotidiano ricordo di chi non c’è più. Il suo interno è visibile solo con una azione intenzionale: varcando una soglia, salendo o affacciandosi a rare aperture,tutte diverse come diversi sono gli approcci degli uomini alla memoria. Ma superata l'acuta sofferenza del rivivere il 'luogo di morte’, quello che emergerà è la sorpresa del trovare un elemento di vita, di purezza e di rigenerazione, l'acqua, che ricopre tutta la superficie come un nuovo prezioso pavimento; basterà posarci lo sguardo per vedersi riflessi insieme al cielo della stanza. ed il parco sarà tutto proteso verso questo luogo, massima concentrazione di vita. Come un monumento, un'epigrafe o un'opera artistica, questa volta sarà uno spazio il migliore mezzo di commemorazione. Il suo piedistallo non è un giardino qualunque ma un suolo inerte, friabile, omogeneo, costellato di piccole isole di natura inprevedibili e colorate, dove sostare e trovare sollievo sotto l’ombra degli alberi. Spazio mutevole, che asseconda gli sbalzi atmosferici regalando al visitatore sensazioni varie al variare del tempo e delle stagioni. Spazio racchiuso, un recinto vero e proprio, in cui riflettersi, assaporare la tragedia, preservare il ricordo. Spazio di rigenerazione, cosi come l’acqua che riflette chi vi si affaccia. Spazio da vivere intenzionalmente: varcando una soglia, salendo o affacciandosi a rare aperture. I nomi scritti sulle pareti, casualmente mescolati, ricordano vagamente la Bibliothèque Nationale di Labrouste quando questi fece incidere di rosso sui pannelli della facciata i nomi dei principali autori delle opere contenute nella biblioteca, divenendo un tempio di tutto il sapere. Allo stesso modo il recinto di Daniele Mancini poteva divenire il tempio della tragedia di San Giuliano. [Link al progetto] 

[Bando ed immagini dei progetti]

[Immagini dei progetti]

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postato da MoffaLuigi
lunedì, 30 gennaio 2006

 Il Pensatoio - NuvolaB

 

Abitare un’idea costruita. Con il Pensatoio NuvolaB riunisce tutte le fasi dell’abitare: dalla sua ideazione, alla costruzione, e da questa all’abitare fisico del costruito.

     

Il Pensatoio è una casa di vacanza di 72 mq. Al suo interno trovano spazio tre volumi compatti che definiscono funzioni e percorsi all’interno dell’abitazione. Il bagno al centro della pianta si affaccia alle due camere da letto, arretrate nel terreno e dall’aspetto riservato, creando una zona notte accessibile da entrambi i lati del soggiorno che avviluppa la cucina e il bagno. La condizione di centralità del bagno libera il soggiorno su tre lati, da cui si apre con pareti vetrate circondate da listelli frangisole.

Un architettura che nonostante le sue modeste dimensioni, raccoglie ed indaga una molteplicità di valide tematiche.

L’auto-costruzione innanzitutto. Costruire a regola d’arte, l’arte del costruire. Frasi che la ricerca architettonica contemporanea ha imparato a gestire con una pratica professionale arricchita dai “collaboratori” che in molti casi impigrisce i rapporti diretti con il cantiere. Il cantiere è la macchina del costruire. Nel cantiere gradualmente le fabbriche prendono corpo e consistenza fisica. E se sui tavoli schizziamo le nostre tele, è nel cantiere che si scolpisce l’opera. NuvolaB si auto-costruisce il Pensatoio. Dallo scavo delle fondazioni alla posa delle tegole. Un valido esperimento didattico ma ancor più una presa di coscienza di cosa voglia dire progettare con i materiali propri del mestiere, unito alla fatica del cantiere che comodamente seduti in uno studio con aria condizionata è difficile da immaginare.

 

             

L’eco-compatibilità. Il Pensatoio è un edificio intelligentemente plasmato ed inserito dolcemente nel contesto delle colline maremmane. Le terrazze appiattiscono l’abitazione in un ambito ricco di suggestione, dove stridere avrebbe creato inutile rumore. Orientate in modo tale da avere sempre una zona in ombra, allietano la vita durante le torride giornate estive italiane. La costruzione non è invasiva, tenta anzi di mimetizzarsi nella vegetazione locale, merito anche del tetto giardino adornato con muschi e piccoli arbusti, senza per questo rinunciare ad un rapporto con l’esterno dosato e calibrato nei punti strategici dell’abitazione. I materiali utilizzati sono molteplici: calcestruzzo, legno, vetro, e acciaio. I materiali esterni sono materiali autoctoni, come le tegole di recupero della copertura, o la pietra locale per il rivestimento del muro lasciato faccia a vista. I listelli frangisole, che regolano l’irraggiamento estivo, ricordano vagamente la Grate (Bamboo) Wall di Kengo Kuma.

Le scelte bioclimatiche. L’edificio è provvisto di un rivestimento termicamente isolante, e di frangisole sulle vetrate per evitare il surriscaldamento estivo dell’abitazione. Per lo stesso motivo la parte più esposta all’irraggiamento del sole – il soggiorno – è orientato a nord, mentre le camere da letto, estremamente più introverse, sono esposte a sud. Per abbassare ulteriormente la temperatura interna degli ambienti, un unico tubo in pvc corre zigzagando alla profondità di un metro dal pavimento. Si sfruttano due vantaggi che la natura offre gratuitamente: a circa un metro dal suolo il terreno presenta una temperatura inferiore rispetto all’esterno, quindi l’aria viene rinfrescata nel sottosuolo e, grazie all’effetto camino - che però in questo caso deve essere sollecitato da una ventola data la ridotta dimensione della sezione del tubo – viene distribuita a partire dal pavimento. Il sistema assicura un ricambio d’aria pari a 0,5 Volumi/ora.

     

L’auto-costruzione sottende un altro tema caro all’architettura: la gestione economica. Sicuramente i listelli frangisole grezzamente lavorati, le tegole di recupero e la pietra locale sono materiali oltre che eco-sostenibili anche economicamente vantaggiosi. E con questo senza nulla togliere alla validità sia progettuale che estetica del Pensatoio, ma anzi a maggior conferma che anche economizzando si può produrre buona architettura.

 


Credits:

Progetto: Arch. Camilla Curzio, Ing. Arch. Jan De Clercq con Arch. Pasquale Dinoi e NuvolaB - Lavori: 2003 - 2005 - Importo opere: 67.200 € - Premi: il progetto ha ricevuto la menzione per il Premio di Architettura Archès 2004.

Progetto recensito su www.archinfo.it 

www.nuvolaB.it

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categoria : progetti

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